Gole del Sagittario in moto
Curve, roccia e natura selvaggia lungo una delle strade più affascinanti d’Abruzzo
Curve, roccia e natura selvaggia lungo una delle strade più affascinanti d’Abruzzo



Pressione degli pneumatici. I valori corretti di pressione evitano incidenti dovuti all’alterata aderenza delle gomme sul terreno. Quando non a norma, peraltro, incidono pure sui consumi.
Ricorda che è buona norma controllarla a freddo.
Io si solito mi porto dietro un manometro perchè non mi fido di quelli a disposizione nei distributori di benzina. Su internet se ne trovano da viaggio con e senza funzioni di compressore.
I corretti valori di pressione li trovi sul libretto d’uso o sulla targhetta vicino la ruota posteriore

In questo sito https://bit.ly/3LF0rOa è possibile prendere visione dei simboli impressi sulle gomme, compresa la tabella di conversione in Kg., magari per calcolare il limite di carico prima di un viaggio.



In base alla mia esperienza penso sia più conveniente utilizzare prodotti consigliati dall’ Azienda costruttrice della moto o da persone realmente qualificate ed evitare di affidarsi, spesso attirati dai titoli sensazionali della rete, a improvvisati tuttologi.
Ahimè, in passato a causa di frequenti “lavaggi” con prodotti di scarso valore ho avuto l’esperienza di veder perdere un o-ring dopo l’altro con la conseguenza di aver dovuto sostituire la catena prima del tempo suggerito dalla Casa madre.

Impianto di scarico: controllare che l’impianto di scarico non sia danneggiato o intasato, per evitare problemi di surriscaldamento o di emissioni inquinanti.
Sospensioni: assicurarsi che le sospensioni siano in buone condizioni e che non ci siano perdite di olio o ammortizzatori danneggiati.

Carico sulla moto: verificare che il carico sia distribuito in modo uniforme sulla moto e che non superi il peso massimo consentito o i limiti
Abbigliamento: indossare abbigliamento protettivo adeguato, come casco, giacca con protezioni, guanti e scarpe chiuse, proprio come queste ragazze.

Un appunto non da poco… controllare che le stringhe delle scarpe siano sempre ben annodate e che non svolazzino, potrebbero impigliarsi su qualche pezzo sporgente.

L’attuale… Suzuki 1050 XT
La ricordo ancora, mio papà con il basco in testa, il cappotto ed io in prima fila in piedi, avevo 5 anni con il cappellino e copri orecchie. Il casco era ancora sconosciuto.
Il tempo corre. Qualche tempo fa, dopo vari anni di impegni di lavoro e familiari, durante i quali ho comunque utilizzato uno scooter della Honda, alcuni amici bikers mi hanno invogliato ad acquistarne una. Così fu, il sopito desiderio di andare in moto si risvegliava.
Da giovane ho sempre utilizzato motorini, vespe e, quando le condizioni economiche me lo hanno permesso, anche una moto della quale provo emozione a ricordarla e con la quale ho trascorso i begli anni della mia gioventù…una bellissima Suzuki 380 GT, uguale a quella in foto. Purtroppo le poche foto che avevo sono andate perse.

Era una moto leggera e scattante, con un motore a due tempi, tre cilindri in linea e con raffreddamento ad aria ma che dopo pochi anni non venne più costruita per l’utilizzo dei motori a quattro tempi, più efficienti e meno inquinanti (allora, oggi è diverso).

Riprendendo il discorso sull’acquisto di una nuova moto, ho optato per un segmento che mi consentisse di utilizzarla anche per medi/lunghi viaggi.
Dopo averne provate alcune la scelta cadde sul V Strom 650, una moto di seconda mano, sulla quale mi sentii perfettamente a mio agio, una moto che si rivelò leggera, affidabile, potente quanto basti e soprattutto risparmiosa (25Km per lt)

Dopo un anno e 15.000 Km sentii il desiderio di salire un po’ di cilindrata soprattutto per mantenere una maggiore velocità di crociera sui lunghi tragitti e, inutile naconderlo, provare qualche cavallo in più.

Suzuki V Strom 1000
Presi la Suzuki 1000. Moto più robusta nell’erogazione di potenza e dotata di componenti elettronici che in alcuni casi fanno davvero la differenza, in particolare il controllo di trazione che in qualche caso mi salvato da eccessivo entusiasmo. Anche se agli inizi ebbi problemi nella guida in città a causa della maggiore pesantezza, soprattutto da fermo. piano piano mi ci son abituato anche se con qualche caduta da fermo.

A tutt’oggi possiedo il 1050 XT. E’ una moto ancor più elaborata della precedente, anche se non di molto. Rispetto al 1000 ha perso un po’ di coppia ai bassi regimi ma li ha recuperati agli alti, ciò ha comportato un migliore tenuta in autostrada. Sicuramente è leggermente più gestibile nelle manovre strette e, cosa ottima, piega meglio in curva. Una cosa che non ho gradito è il display in b/n del quadro comandi, di difficile letturara se non si hanno almeno 10/10 di vista. Comunque la nuova versione 1050 DE è migliorata sotto questo aspetto montando un display a colori e più leggibile.




L’Abruzzo è una delle regioni italiane più affascinanti per chi ama viaggiare in moto. Le strade attraversano montagne, boschi e borghi antichi dove il tempo sembra rallentare. In questo itinerario ho scelto di raggiungere le Gole del Sagittario passando per alcuni dei luoghi più suggestivi dell’Appennino centrale.
📍 Lunghezza: 217 km
📍 Lunghezza da Forca d’Acero alle Gole: 66 km
⏱️ Tempo di percorrenza: 3h 30min (senza soste)
🏍️ Tipo di percorso: Misto montagna/provinciale
🛣️ Fondo stradale: Buono, qualche tratto irregolare
📍 Lunghezza: 217 km
📍 Lunghezza da Forca d’Acero alle Gole: 66 km
⏱️ Tempo di percorrenza: 3h 30min (senza soste)
🏍️ Tipo di percorso: Misto montagna/provinciale
🛣️ Fondo stradale: Buono, qualche tratto irregolare
⛰️ Punti salienti:
La partenza è da Anzio ma il percorso più strettamente “motociclistico” comincia da Sora in poi.
Se il tempo a disposizione lo consente conviene visitare anche bei posti come Isola del Liri, Arpino, Posta Fibreno e tanti altri di cui il Frosinate è ricco.

Forca d’Acero, Passo Govi, Scanno borgo, Lago di Scanno e Gole del Sagittario.
Proveniendo da Sora si raggiungono le gole attraverso il tratto che ritengo più suggestivo, di circa 100 Km fino ad Anversa degli Abruzzi, in cui si attraversano: il passo di Forca d’Acero, il passo Godi e il paese di Scanno, l’omonimo Lago, le Gole del Sagittario E’ il percorso più divertente per chi ama le curve di montagna ed i suggestivi paesaggi con le grandi montagne, i boschi, fiumi e laghi. Inoltre, chi ama la fotografia in autunno può godere del foliage spettacolare dei boschi di faggi.

Forca d’Acero

Forca d’Acero
Il “Curvone” sulla strada che da Sora sale verso il passo di Forca d’Acero è uno di quei punti che, per chi va in moto nell’Appennino centrale, diventano quasi spontaneamente un luogo di ritrovo, quasi un piccolo rito.
Non è un vero passo, non è un bar, non è un monumento: è semplicemente un’ampia curva larga e perfetta, eppure ha qualcosa che la rende memorabile.

Forca d’Acero è un passo di montagna a circa 1500 metri di quota che segna il confine tra Lazio e Abruzzo. Il paesaggio è dominato da grandi faggete e da una natura quasi intatta. Punto di sosta e di…stupore nel vedere una natura così bella e pure tanto vituperata.
Da qui si può scegliere la direzione verso Scanno, Lago di Scanno, Villetta Barrea, Lago di Barrea, Pescasseroli.

Continuando verso Scanno, dopo circa 30 Km., si giunge al passo Godi, magari per un’altra breve sosta con foto di rito, dove godere anche qui del bel paesaggio e del profumo di montagna.
Siamo a circa 1630 metri di altitudine nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Il passo è stato una via usata soprattutto durante la transumanza dai pastori che spostavano le greggi tra Abruzzo e Puglia.



Scanno

Scanno Museo della lana
Scanno, dal latino scamnum, “piccola panca”, si trova a circa 1000 mt di altezza, è detta anche la “città dei fotografi” perché attratti dalle bellezza del posto.
La presenza di botteghe artigiane come quelle orafe, usano ancora strumenti antichi per la lavorazione; le caratteristiche case e gli ottimi i dolci fra i quali i “mostaccioli”, semplici e saporitissimi meritano una passeggiata.


Da segnalare anche la presenza del “Museo della lana” con testimonianze della vita sociale e delle tecniche utilizzate nelle varie attività di lavoro e nei campi, compresi gli utensili utilizzati nella trasformazione dei prodotti della pastorizia ecc. Insomma, da visitare.


Dopo cicra 1,5 Km da Scanno, svoltando a destra per via degli Alpini, si sale verso la frazione chiamata Frattura. Lasciata alle spalle la strada che sale tra i boschi, improvvisamente il paesaggio si apre. Dal Belvedere di Frattura Vecchia lo sguardo abbraccia uno degli scenari più suggestivi dell’Appennino: il Lago di Scanno, incastonato tra montagne verdi e profonde vallate.

Uno dei tratti più affascinanti d’Abruzzo in moto

Il fiume Sagittario, con il suo corso limpido e silenzioso, ha scavato nel tempo una delle gole più suggestive dell’Appennino centrale. Qui la natura ha modellato un paesaggio spettacolare: pareti rocciose imponenti, vegetazione selvaggia e un susseguirsi di scorci che cambiano a ogni curva.
A seguire il fiume, quasi accompagnandolo passo dopo passo, corre la SR 479 Sannite, una strada che per i motociclisti è molto più di un semplice collegamento: è un’esperienza.
Le Gole del Sagittario rappresentano una meta perfetta per chi ama guidare con piacere e consapevolezza.


Il segmento più emozionante è quello tra Anversa degli Abruzzi e Villalago: qui la strada si stringe, si incunea nella roccia e regala una sequenza di curve che sembrano disegnate apposta per la guida motociclistica.



È un tratto tecnico il giusto, dove è fondamentale:
Le Gole del Sagittario non sono un passo dove “scorazzare”, ma un luogo da interpretare.
Qui si guida con il cuore e con la testa:
il ritmo giusto è quello che ti permette di sentire la moto, leggere la strada e lasciarti attraversare dal paesaggio.
È uno di quei percorsi in cui davvero si crea un legame tra:
Un equilibrio raro, che rende ogni curva memorabile.
Un luogo così merita attenzione e rispetto.
Per te stesso, per gli altri e per la bellezza che ti circonda:
Perché certi posti, più che attraversati, vanno vissuti.
Considerazioni finali sul viaggio




In queste foto, da motociclista responsabile voglio semplicemente raccontare la natura del luogo, un patrimonio dell’umanità che dobbiamo assolutamente preservare.
Attraversarle in moto aggiunge qualcosa di speciale al viaggio. Il ritmo delle curve, il paesaggio che cambia ad ogni sguardo, il senso di libertà: tutto contribuisce a rendere l’esperienza ancora più intensa e personale. Ma proprio perché questi luoghi sono così preziosi, meritano anche rispetto. Le moto moderne ci permettono di raggiungerli con facilità, ma possono portare con sé rumore e inquinamento. È un equilibrio sottile, che richiede consapevolezza.
Godersi la strada, sì — ma con un occhio di riguardo per ciò che ci circonda. Rallentare, ascoltare, attraversare senza lasciare traccia. Perché la vera bellezza di questi posti sta anche nella loro fragilità.


Il Borgo, da tempo abbandonato, nonostante sia una ammasso di ruderi fagocitato in buona parte dalla vegetazione, suscita un certo interesse e porta il pensiero ad antiche presenze e civiltà, in primis quella Etrusca, come testimoniano i ritrovamenti di alcune tombe nei dintorni e successivamente a quella Romana per la presenza di archi a sesto acuto nelle costruzioni.



Il luogo si trova su un’altura. Al culmine ci si trova davanti alle rovine della città
Le poche notizie circa le certificate origini riportano ad un rogito notarile (anno 1003) con il quale si donavano, da parte della chiesa, a quattro monasteri romani “quattro piccole porzioni di vigna” che si trovavano nel territorio di Selva Candida in Galeria.
Da allora il sito prosperò tra alterne vicende passando di mano in mano tra i rappresentanti di nobili casate sino ai primi anni del 1800 allorquando il luogo venne abbandonato, pare in tutta fretta, a causa di epidemia da malaria. I pochi abitanti rimasti si trasferirono poco lontano fondando un nuovo borgo chiamato “Santa Maria di Galeria”



Per la visita sono consigliate scarpe adatte e non stivali da moto, infatti bisogna camminare su sterrato ricco di pietre e passare attraverso rovi e vegetazione. Attenzione anche alle buche nascoste e di una certa profondità. In ogni caso il posto merita davvero una visita.
Un sentiero conduce al fiume Arrone che scorre ai piedi della rocca.

Finita l’escursione si ritorna al luogo dove abbiamo lasciato le moto, cioè alla bella e secolare Piazza/Borgo di “S.Maria di Galeria”. Di essa si ha notizia a partire dal 1200 circa.
E’ anch’esso un luogo che da’ subito il senso di nostalgia del passato sia nella struttura che nei manufatti ma, ahimè, anche nello stato di abbandono. Il luogo meriterebbe davvero qualche investimento per riportarlo agli antichi splendori.



Entrando, attraverso un ampio ingresso, si scopre una bella piazzetta attigua e qui, fortunatamente, la percezione di decadenza viene meno per la presenza di un magnifico santuario, di un museo adiacente e dei sotterranei del Santuario.
Al suo interno si trova lo stupendo Santuario di Santa Maria in Celsano le cui radici risalgono all’anno 1000. Un piccolo ma veramente interessante museo è adiacente alla chiesa, da visitare per conoscere la storia del Santuario, del Borgo.
Uscendo si possono visitare i sotterranei.


I sotterranei



Il museo
Uscendo dal GRA, imboccando l’Aurelia, poi via dell’Arrone e quindi via S. Maria di Galeria si percorre l’agro romano. Il panorama è bello e pare di entrare in un’altra dimensione di stile settecentesco e infatti diversi film sono stati girati girati in questi luoghi.


La strada è strettina ma con un buon asfalto e ricca di curve. Si viaggia bene ma stando molto attenti alla velocità e soprattutto mantenendo la propria destra.

Nuove informazioni potranno essere aggiunte a questo articolo


Il pomeriggio lo trascorro in albergo a causa di un po’ di stanchezza, mentre i miei due amici fanno un’escursione in città e al mare.
Si riparte per Palermo, viaggiamo lungo costa e poi ci immettiamo sull’autostrada per l’ultimo tratto.
Su Palermo ci sarebbe da scrivere tantissimo, purtroppo la permanenza è stata molto breve e non ci ha consentito una visita particolareggiata, spero di ritornare presto.
Arrivati, puntiamo dritti per Monreale. Il navigatore fa le bizze e ci fa percorrere stradine senza uscita. Alla fine comunque si arriva. Siamo al parcheggio da cui è possibile arrivare gratuitamente presso la zona del Duomo con un piccolo bus.





Il Duomo è stato costruito nel XII sec. dall’appena maggiorenne re Guglielmo II d’Altavilla detto il “Buono”. Di origini normanne ebbe in sposa la figlia di Riccardo Cuor di Leone. Guglielmo II fu un re munifico, liberale (?) e, nonostante fosse cristiano, fu accogliente nei riguardi dei popoli musulmani. Fece costruire il Duomo, completò la Zisa (“El Aziz ”la Splendida), bellissimo palazzo di architettura normanno-islamica, alla cui costruzione parteciparono maestranze arabe.

Del Duomo mi hanno colpito, oltre alla maestosità e ricchezza di colori, la porta d’ingresso in bronzo con le raffigurazioni bibliche, il mosaico del Cristo Pantocratore (l’onnipotente, il benedicente), il soffitto in legno, la struttura esterna ed il bellissimo chiostro.
Di Palermo quel che salta agli occhi è il contrasto tra la zona storica, ricca di tesori d’arte, di belle vie e palazzi e quella meno nobile della “Vucciria” il cui mercato, tuttavia, è anch’esso un’opera d’arte, quanto meno per la vivacità e la varietà di prodotti e di umanità che offre. “Vuccirìa” in palermitano significa “confusione”.


Abbiamo dormito per una notte in questo quartiere, in un B&B un po’, diciamo, adattato. Si trattava di un enorme appartamento con soffitti altissimi e stanze grandi ma quasi privo di mobilia. Abbiamo dormito benissimo nonostante il vocio e chiacchiericcio continuo dei tanti abitanti del palazzo e della zona.

Bellissima la Cattedrale della Santa Vergine Maria Assunta. Anch’essa, come il Duomo di Monreale, fa parte del Patrimonio dell’Umanità.
Il tempo di soggiorno è volato via velocemente, ma ci ha concesso anche a Palermo una bella e meritata cenetta. Insomma in Sicilia si mangia benissimo dappertutto e a prezzi “umani”
l giorno successivo i miei due amici si sono imbarcati per Salerno ed io ho preso preso l’autostrada per Messina e quindi per la mia natia Reggio Calabria. Il ritorno ad Anzio l’ho fatto in solitaria sentendo, a dir la verità, l’assenza della compagnia di Antonio e Fiorenzo.
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E’ stata una bella avventura con due care persone e in un ambiente, la Sicilia, che ha valorizzato il senso dell’amicizia e regalato belle emozioni.
Il senso dell’incipit di Antonio nel video a fine pagina, “quattro ruote muovono il corpo ma due ruote muovono l’anima”, ha trovato conferma in questo viaggio.
Il vantaggio di viaggiare in moto con modalità itinerante, a differenza del classico viaggio turistico e organizzato, è dato dalla possibilità di poter poi mettere a confronto una moltitudine di informazioni e sensazioni percepite in posti diversi e storicamente vicini. Tale modalità facilita la formazione di una idea più completa e sicuramente più realistica dei luoghi stessi e delle persone che ci vivono.
E’ stata una bella avventura con due care persone e in un ambiente, la Sicilia, che ha valorizzato il senso dell’amicizia e regalato belle emozioni.
Il senso dell’incipit di Antonio nel video a fine pagina, “quattro ruote muovono il corpo ma due ruote muovono l’anima”, ha trovato conferma in questo viaggio.

Da Mercatale Valdarno a Volpaia

Volpaia nel Chianti
Percorso
Prima di intraprendere il viaggio, soprattutto se in autunno o inverno, è consigliabile verificare le condizioni delle strade e rispettare tutte le norme di sicurezza. Come in tutti i percorsi collinari o di montagna, ricchi di curve e corsie strette, c’è sempre il rischio di andare oltre la linea di mezzeria. Occhio quindi ai limiti di velocità.

Le strade del Chianti sono all’incirca così…
…e il panorama così…



Io e la mia Suzuki V Strom 1050, una moto che dà grandi soddisfazioni in ogni situazione
Le stavo quasi sempre a ruota, a volte con fatica. L’andatura era tranquilla con qualche accelerazione da “pista”,
dove possibile.
E’ risaputo, la differenza di età si manifesta anche nei comportamenti a volte impulsivi e privi di quell’attenzione all’imprevisto, caratteristici della giovane età. La contrapposta attitudine, invece, tipica di chi ha maggiore esperienza (o pensa di averla), è quella di immaginare sempre un possibile pericolo dietro ogni…curva. Bene, questi aspetti esistenziali mi hanno accompagnato per buona parte della giornata. Mi è venuto naturale, quindi, esercitare una maggiore attenzione alla guida da parte della “giovinetta”, affinché non aprisse troppo la manopola del gas, entrasse veloce in curva o facesse qualche sorpasso azzardato, nella speranza, poi, di poter essere utile suggerendole consigli corretti.
Beh, tutto questo non è accaduto. La “giovinetta” ha sempre guidato con molta attenzione delle norme stradali, evidenziando, inoltre, una naturale padronanza e dimestichezza del mezzo.
Alla fine del viaggio, a fronte delle mie attenzioni alla “sua” guida, mi son sentito dire: “eh… zio, quel sorpasso di poco fa non lo fare più, era sbagliato ed hai rischiato la pellaccia, la prossima volta starò io dietro” .
Aveva ragione. Lo ricordo perfettamente, un attimo di senile euforia avrebbe potuto porre fine a tutte le mie certezze ed esperienze pregresse.

Valentina con la sua Ducati Scrambler 800



Strade in ordine e cipressi onnipresenti in perfetta fila ti osservano severi e con grande dignità
Questo giro di pochi chilometri l’ho realizzato quest’estate assieme a mia nipote Valentina, con la sua Ducati Scrambler 800 flat track, alla quale non è facile star dietro.

Il tragitto si trova tra le provincie di Arezzo e Siena, lambisce la Val di Chiana sino alla zona del Chianti Classico.
Il percorso parte da Montevarchi, si inerpica su per le colline sino a Cavriglia e prosegue per Volpaia. Il ritorno è uguale al precedente salvo una sosta a Radda in Chianti. Il territorio è conosciuto per la sua bellezza paesaggistica, caratterizzata da colline dolci, campi coltivati, vigneti e oliveti; si possono trovare numerosi borghi medievali e città storiche che testimoniano la ricca storia della regione. L’area è anche famosa per la sua cucina tradizionale toscana e per i grandi vini.
Le strade di questa parte della Toscana offrono un’esperienza affascinante per gli amanti delle moto, con paesaggi mozzafiato, curve panoramiche e la possibilità di esplorare i pittoreschi borghi della zona.
Queste strade offrono una vista panoramica sulle colline e i campi circostanti. Le curve sinuose e la varietà di paesaggi rendono questi percorsi una scelta eccellente per un’emozionante avventura in moto. Sono strade abbastanza impegnative, ma divertenti sia per il manto stradale, sempre ben tenuto, che per le frequenti curve a corto-medio raggio che non richiedono frequenti scalate di marcia, garantendo quindi un’andatura costante anche in curva.

Attenzione, strade interne non sempre accessibili
Se si presta attenzione è possibile deviare su diramazioni di strade più piccole, sterrate, che permettono, se non espressamente vietato, di godere di una guida ancor più tecnica e panoramica attraverso suggestivi paesaggi.
Radda in Chianti è un affascinante comune situato nella provincia di Siena, noto per essere uno dei principali centri del famoso territorio vinicolo del Chianti.
Il centro storico di Radda conserva il suo carattere medievale con strette stradine lastricate, case di pietra e una piazza centrale animata. La Chiesa di San Niccolò è una delle attrazioni principali, con la sua architettura storica e la vista panoramica sulla campagna circostante.


Radda in Chianti. Prepositura di San Niccolò (stile neogotico) con la fontana del Leone
Radda è celebre anche per la produzione del vino “Chianti Classico”. La gastronomia locale riflette la tradizione toscana, con piatti abbondanti e sapori autentici.

Volpaia è un incantevole borgo situato nel cuore del Chianti. Questo piccolo paese medievale è noto per la sua architettura ben conservata, le strette strade lastricate e la posizione panoramica che offre splendide viste sulle colline circostanti coperte da vigneti e oliveti









Il borgo conserva il suo carattere storico medievale, con case di pietra e vicoli che conducono a una piazza centrale. La Chiesa di San Lorenzo, situata nella piazza, è un esempio di architettura medievale.
Il nucleo del borgo è dominato dal Castello di Volpaia, che risale al XII secolo. Oggi, il castello è stato restaurato e convertito in una struttura che include una cantina vinicola, un ristorante e alcune residenze private.
Un cotributo di Valentina

Caro zio, come sai ho iniziato tardi l’avviamento alla moto ma sono convinta che tutto nella vita arrivi al momento giusto. Ho faticato un po’ a trovare la moto del mio cuore, quella che per me sarebbe potuta diventare il mezzo perfetto per scoprire il mondo. Questa moto mi sta dando tante soddisfazioni.
Essendo io “diversamente alta”, cm. 162, questa tipologia. lo Scrambler, mi calza a pennello. Ha l’altezza ottimale ed il suo peso accettabile riesce a farmi sentire molto tranquilla, soprattutto nelle manovre da fermi.
E’ una moto che consiglio a tutte le diversamente alte come me che vogliano iniziare a vivere questa passione e che, in ogni caso, prenotino dei test su strada prima di decidere l’acquisto
Amo molto questa terra di Toscana e son contenta che lo sia anche tu. Ogni angolo di questa splendida regione ha qualcosa da regalarti con cui riempire gli occhi e lo spirito di meravigliosi panorami che spesso riescono anche lenire alcuni giorni difficili.
Ho imparato che non è la velocità a farmi apprezzare la moto e quello che ho intorno, ma il valore del viaggio in sè e non la fretta di raggiungere una meta.
Il viaggio era iniziato e la soddisfazione di farlo in compagnia della nipote che condivide la mia stessa passione, girovagando immersi in un paesaggio emozionante, mi ha gratificato molto.
Le stavo quasi sempre a ruota, a volte con fatica. L’andatura era tranquilla con qualche accelerazione da “pista”, dove possibile.
E’ risaputo, la differenza di età tra individui si manifesta anche nei comportamenti a volte impulsivi e privi di quell’attenzione all’imprevisto, caratteristici della giovane età. La contrapposta attitudine, invece, tipica di chi ha maggiore esperienza (o pensa di averla), è quella di immaginare sempre un possibile pericolo dietro ogni curva.
Bene, queste precisazioni di natura esistenziali mi hanno accompagnato per buona parte della giornata. Mi è venuto naturale, quindi, esercitare una maggiore attenzione alla guida della nipote affinché non aprisse troppo la manopola del gas, entrasse veloce in curva o facesse qualche sorpasso azzardato.
Beh, tutto questo non è accaduto. La giovincella ha sempre guidato con molta attenzione delle norme stradali, evidenziando, inoltre, una naturale padronanza e dimestichezza del mezzo.
Bene, alla fine del giretto ho subito anche un rimprovero: “eh… zio, quel sorpasso di poco fa non lo fare più, era sbagliato ed hai rischiato la pellaccia, la prossima volta starò io dietro” .
Aveva ragione. Lo ricordo perfettamente, un attimo di senile euforia in un sorpasso azzardato avrebbe potuto porre fine a tutte le mie certezze ed esperienze pregresse.
Morale, mai dare nulla per scontato, anche quando si ha tanta esperienza sulle spalle
Godersi la guida in moto attraverso questa regione offre un’esperienza indimenticabile, tra la bellezza naturale e il fascino storico della Toscana.
Queste strade in genere non sono molto traficate, tuttavia è “salutare” mantenere rigidamente la propria destra a causa delle molte curve e di possibili invasioni di corsia di sciagurati “automobilisti e/o motociclisti “piloti” che procedono ad alta velocità in senso opposto.
Concludendo, il percorso, assieme a mille altri, è interessante sia per i motociclisti cosiddetti “tecnici” che per quelli che, oltre alla passione per l’andare in moto, vogliano godere anche dei panorami e di tutto ciò che questo territorio offre, anche per una sola giornata di tranquilla vacanza moto-turistica.

verso Petralia Soprana

Siamo già in provincia di Palermo. Partendo da Ragusa ci lasciamo alle spalle una Sicilia più ricca di opportunità industriali, turistiche e culturali ma anche di brutture urbanistiche generate da frettolose espansioni edilizie al di là dei centri storici. Resta comunque l’immagine di una terra in cui si percepisce il trascorrere della lunga storia dell’uomo, capace di generare bellezza dalla distruzione.

Buona parte della strada è in ottime condizioni di asfalto e prosegue dritta attraversando enormi spazi. Le moto corrono veloci, ci sentiamo veramente liberi e pieni di gioia e dalle moto in corsa ci scambiamo sguardi e gesti di condivisione delle emozioni provate.

La cittadina da raggiungere è Petralia Soprana ma non tramite l’autostrada, percorriamo strade provinciali dove, in alcuni casi, il manto stradale non incoraggia a correre. Il colore preminente del panorame è il giallo oro.
Petralia Soprana è un bellissimo borgo medievale situato nel cuore delle Madonie, a 1200 mt. s.l.m., con tante viuzze in acciottolato e scorci ben tenuti che fanno tanto bene all’anima; offre un panorama stupendo ed altrettante splendide chiese antiche.

Petralia è considerato uno dei più bei borghi d’Italia ed in effetti ha un suo fascino costruita con la pietra. Non a caso in tempi antichi era denominata Petra.
Bella la fontana barocca in piazza Quattro Cannoli. Non son riuscito a scoprire l’origine di tale nome ma, a lume di naso (:-), non dovrebbe essere dovrebbe essere difficile il collegamento.

Abbiamo ammirato la Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, la Chiesa del Santissimo Salvatore, la Chiesa di San Michele e il Palazzo comunale con i suoi merli medievali, belle testimonianze architettoniche e artistiche.


Il giorno successivo, prima di ripartire, ci fermiamo in piazza del Popolo al bar per gustare la famosa granita siciliana accompagnata da una enorme brioche, il tutto offerto dal gentilissimo proprietario del B&B “Lithos” che consiglio vivamente, è un appartamento in una villa un po’ fuori dal Paese con all’intorno una campagna rilassante dotata di posto auto e, ovviamente, moto.


Il Residence (una bella villa) dove abbiamo soggiornato

L’ultima parte, la 7/7, contiene il video-racconto degli otto giorni di viaggio nella meravigliosa Sicilia
Agosto 2020
Dopo una breve pausa a Enna, arriviamo a Ragusa. Vista da lontano ha l’aspetto di un presepio. Entriamo a Ragusa Superiore attraverso un ponte, di San Vito, che conduce direttamente al centro storico.
Siamo un po’ stanchi e accaldati e ci dirigiamo verso il B&B prenotato. Non sfugge allo sguardo una caratteristica costante del Barocco, il classico balcone in ferro battuto impreziosito da figure grottesche.

Siamo un po’ stanchi e accaldati e ci dirigiamo verso il B&B prenotato. Non sfugge allo sguardo una caratteristica costante del Barocco, il classico balcone in ferro battuto impreziosito da figure grottesche.
La mattina successiva facciamo un giro per le belle e ordinate vie del centro. Ragusa Superiore è la parte della città nuova, la città dove si svolgono gli affari, ed è stata costruita dopo il terremoto del 1693. La città vecchia, Ragusa Ibla, più aristocratica, si trova sull’altro versante collinare e andremo a visitarla domani mattina.
Lo stile architettonico del tardo “Barocco”, utilizzato soprattutto negli edifici aristocratici e religiosi successivamente al terremoto del 1693, accomuna le città della Val di Noto.
E’ presente persino nelle vetrine delle pasticcerie ricche di dolci dalle forme estrose (:-)

Il centro storico è elegante e le vie, con palazzi ricchi di decorazioni, essendo ortogonali fra loro, danno alla città un aspetto molto ordinato.


Ci sono tanti locali dove gustare cibi tradizionali, ne scegliamo uno con tavolini esterni al locale. Il primo, abbondante come sempre, un favoloso piatto di spaghetti alle sarde, ci fa passare la fatica e diventiamo più…loquaci

Col calar della sera la calura è meno oppressiva. Prima di rientrare ci fermiamo su una scalinata da cui si vede in lontananza Ibla illuminata. Sono presenti numerosi giovani seduti sugli scalini che chiacchierano allegramente e fanno qualche spuntino al bar vicino, un musicista di strada suona magnificamente il violino.
Partecipiamo anche noi, è un momento bellissimo che ci riporta alla nostra gioventù.
Il giorno successivo, prima di rimetterci in viaggio, visitiamo Ibla. La moto ci consente di raggiungere il borgo più facilmente che con l’auto, a causa dei divieti di sosta, si potrebe arrivare anche a piedi ma…ci sono quasi 350 scalini da superare.
Ragusa Ibla appare più aristocratica per l’unità dello stile dei bei palazzi, più raccolta; la presenza di un “Circolo di Conversazione”, sede di riunioni della ricca borghesia del posto, certifica l’antica presenza di nobili e ricche famiglie.


Arriviamo in piazza del Duomo di San Giorgio, chiesa del ‘700 con la sua barocca maestosità. Mi incuriosisce la sua posizione un po’ fuori asse rispetto alla piazza di fronte. Come in altri posti visti non notiamo molti turisti, sicuramente a causa del Covid.
In piazza Pola ammiriamo un antico palazzo, oggi sede del Comune ed accanto la bella chiesa di San Giuseppe. Al suo interno custodisce una statua in argento del XVII secolo.

Continuando nelle tranquille vie senza traffico giungiamo ai Giardini Iblei, ben curati, ricchi di palme e altre piante tipiche e di ben tre chiese. Dalla balconata si gode di un bel panorama dei monti Iblei e del fiume Irminio. Insomma un bel luogo per chi voglia meditare sulla propria esistenza (:-)

Per concludere, una nota negativa la assegno al “B&B”. che ha tutta l’aria di un alloggio improvvisato per turisti. Due stanze con poca luce e divisori approssimativi, solo le moto hanno a disposizione un garage privato e coperto.


Scicli
Agosto 2020 – L’ultima parte, la 7/7, contiene il video-racconto degli otto giorni di viaggio nella meravigliosa Sicilia

Prima di ripartire decido di fare il cambio di olio e filtro. Il meccanico, consigliato dall’amico Salvatore (nome nomen), in mezz’ora effettua il lavoro, controlla le gomme e dà un sguardo generale notando un bullone lento del paracolpi.

Dopo il cambio olio abbiamo il tempo di salutare un altro amico, Salvatore, che vive e lavora da quelle parti, appassionato motociclista anche lui e che ringraziamo per l’ospitalità che ci ha dimostrato.




La strada della Val di Noto che ci porta a Scicli è scorrevole e ricca di curve. La città ci appare di colpo all’uscita di una curv. E’ incastonata tra i monti all’interno del caratteristico “vallone Ibleo” ed è del colore della pietra, quasi a fondersi con le montagne che la affiancano.
Lasciamo le moto in piazza e, come al solito, la visitiamo a piedi anche se per poco tempo a causa di impegni presi precedentemente.


