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  • L’area Grecanica della Calabria Itinerario in moto nell’Area Grecanica della Calabria: Pentidattilo, Bova, Roghudi e Gallicianò, Amendolea.

    L’area Grecanica della Calabria Itinerario in moto nell’Area Grecanica della Calabria: Pentidattilo, Bova, Roghudi e Gallicianò, Amendolea.

    Itinerario in moto nell’area Grecanica della Calabria

    Pentidattilo

    La porta d’ingresso alla Calabria grecanica

    Dopo varie ore di autostrada SA-RC, il paesaggio a sud di Reggio Calabria cambia lentamente volto. Alla mia sinistra scorrono pendii e vallate, mentre sulla destra il mare accompagna il viaggio insieme al profilo della Sicilia e all’imponente “Mungibeddu”, come gli abitanti chiamano l’Etna.

    Man mano che la distanza aumenta, la sagoma dell’isola diventa sempre più evanescente nella foschia, fino quasi a confondersi con il cielo. È allora che appare Pentidattilo.

    Adagiato, forse sarebbe meglio dire fuso, con il gigantesco sperone roccioso che lo sovrasta, il borgo sembra nascere direttamente dalla montagna. La forma della roccia ricorda una gigantesca mano e dà origine al nome stesso del paese.

    Come gran parte dell’area grecanica, le sue origini affondano nell’antichità. Nel corso dei secoli Pentidattilo ebbe un ruolo importante dal punto di vista economico e militare, visse vicende drammatiche come la celebre strage degli Alberti e, dopo il devastante terremoto del 1783, iniziò un lungo periodo di abbandono.

    Oggi il borgo è tornato a vivere grazie all’impegno di associazioni culturali e volontari che ne custodiscono la memoria.

    Comincia qui il mio breve viaggio di riscoperta di una Calabria che in passato avevo conosciuto soprattutto per il mare e le spiagge. Questa volta, invece, l’obiettivo è diverso, più interiore: andare alla ricerca dei suoi paesi antichi, delle montagne e delle tracce lasciate dal tempo, che nel bene e nel male, fanno parte della mia identità.

    Per raggiungere Pentidattilo si lascia la SS106 e si sale verso Rocca di Pentidattilo.

    Dopo tanti chilometri di viaggio, la vista delle sue guglie di pietra e delle case quasi nascoste nella roccia cancella improvvisamente la stanchezza. Il borgo appare così perfettamente integrato nel paesaggio che, se non si presta attenzione, si rischia quasi di non distinguerlo dalla montagna.

    È uno di quei luoghi che fanno capire immediatamente di essere arrivati in qualche parte di speciale.

    Tra Bova e Roghudi vecchio, dove la strada cessa di essere comoda


    Dal mare verso l’interno

    L’aria del mattino a Bova Marina aveva già quell’odore misto di mare e asfalto caldo che in Calabria arriva presto, anche nelle prime ore del giorno. Dopo una colazione tranquilla nel gradevole b&b dove avevamo dormito, prepariamo le moto senza fretta e partiamo verso l’interno.

    La salita verso Bova cambia rapidamente il paesaggio. La costa resta alle spalle mentre la strada si stringe tra curve e silenzi sempre più lunghi.

    Arrivati a Bova ci fermiamo nella piazza principale. La locomotiva, trasportata lì nel 1987 attraverso modifiche della strada, simbolo dedicato alla perenne emigrazione, sembra raccontare ancora oggi il continuo partire da queste terre. Facciamo qualche fotografia, passeggiamo tra le case del borgo e poi saliamo fino al punto panoramico, la “balconata di Bova“ da cui il Mar Ionio appare lontano e quasi immobile.

    Da Bova ripartiamo verso il Macigno del Drako e successivamente in direzione di Roghudi Vecchio.

    Nel primo tratto la strada è ancora accettabile. Ogni tanto ci fermiamo più per osservare il paesaggio che per necessità. Durante il percorso ci troviamo di fronte alcune greggi che vanno nella stessa direzione, siamo costretti a fermarci fino a che i pastori non riescono ad aprirci un varco attraverso il quale passare.

    Poi, quasi senza accorgercene, la strada cambia. L’asfalto inizia a lasciare spazio a brecciolino, crepe e detriti. La discesa verso Roghudi Vecchio diventa stretta, ripida e piena di tornanti. Quella che probabilmente anni fa era una strada vera oggi assomiglia più a una mulattiera dimenticata.

    Roghudi Vecchio

    La guida smette di essere rilassata.

    Le moto pesanti ondeggiano sui tratti sconnessi, le gomme cercano aderenza tra pietre e polvere e ogni curva richiede attenzione. Renato, con la sua KTM Adventure equipaggiata con pneumatici tassellati, sembra quasi a suo agio. Io molto meno.

    In alcuni punti ho avuto la sensazione concreta che bastasse poco per finire a terra. Proprio nei tratti peggiori, però, arriva anche quella soddisfazione particolare che certe strade riescono a dare: la concentrazione assoluta, il controllo della moto e il superare lentamente ogni difficoltà senza fretta e senza panico.

    Roghudi Vecchio e l’incontro inatteso

    Dopo una strada difficile e impegnativa, Roghudi Vecchio appare davanti a noi quasi senza preavviso, perfettamente integrato nelle montagne che lo circondano.

    Da lontano sembra ancora abitato, ma avvicinandosi si scopre un paese sospeso nel tempo. Abbandonato dopo le alluvioni degli anni Settanta, continua a dominare la valle dell’Amendolea da una posizione spettacolare e isolata nel cuore dell’Aspromonte.

    Dopo vari chilometri percorsi quasi a passo d’uomo arriviamo finalmente in una piccola piazza sospesa tra le montagne… ecco Roghudi Vecchio, il borgo fantasma.

    Davanti a noi sembra non esserci più nulla. Nessuna strada evidente, nessun segno di passaggio e nessuna idea precisa di come tornare verso una forma qualunque di civiltà. Il GPS ormai serve a poco.

    Poi, in lontananza, compare una luce in movimento nella nostra direzione.

    Poco dopo ci raggiunge un motociclista proveniente dalla Danimarca. Viaggia da solo attraverso queste montagne. È attrezzato per affrontare qualsiasi situazione e sembra muoversi con naturalezza in un ambiente che a me appare tutt’altro che semplice.

    Parliamo qualche minuto circondati dal silenzio delle montagne e dalle case abbandonate di Roghudi. Gli confesso che in luoghi simili non avrei il coraggio di viaggiare da solo. Lui sorride e prosegue con il suo BMW F 900 GS, come se per certe strade la solitudine fosse semplicemente parte del viaggio.


    Gallicianò, il cuore della Calabria grecanica

    Ritrovata la strada per proseguire ripartiamo verso Gallicianò.

    Per un lungo tratto il fondo stradale rimane piuttosto malconcio ma comunque percorribile a velocità moderata.

    Da lontano il paese appare come molti altri centri dell’entroterra calabrese, ma passeggiando tra i vicoli emergono scorci che riportano a un tempo passato.

    Gallicianò è uno dei luoghi in cui la cultura grecanica è ancora percepibile attraverso la lingua, le tradizioni e il modo di vivere.

    Cosa vedere a Gallicianò

    Passeggiando tra i vicoli si percepisce una calma quasi irreale. Il tempo sembra scorrere più lentamente e il silenzio viene interrotto soltanto da qualche voce proveniente dalle case e dai nostri passi.

    Chiesa ortodossa “Madonna di Grecia”

    La piccola chiesa ortodossa, ricavata all’interno di una grotta che un tempo era un’abitazione, rappresenta uno dei simboli più evidenti del legame tra queste terre e la tradizione bizantina.

    Anfiteatro

    Un piccolo spazio all’aperto utilizzato per eventi culturali e manifestazioni dedicate alla cultura grecanica.

    Museo della Civiltà Contadina

    Una raccolta di utensili e oggetti che raccontano la vita quotidiana delle comunità dell’Aspromonte.

    Fontana “Sorgente dell’amore” e mosaico votivo con la Madonna Nicopeja e San Gerasimo

    Luoghi semplici ma capaci di raccontare una parte importante della vita sociale del borgo.

    Sosta alla Trattoria Greca

    La pausa pranzo si rivela una piacevole sorpresa.

    Mangiamo molto bene alla Trattoria Greca e prima di ripartire acquistiamo degli ottimi formaggi dal proprietario Pietro, persona cordiale e disponibile.


    Informazioni utili

    Nome locale: “Trattoria Greca”

    Specialità: tutto

    Fascia di prezzo: molto favorevole

    Parcheggio moto: dappertutto


    Il Castello Ruffo di Amendolea

    La strada da Gallicianò ad Amendolea torna ad essere abbastanza scorrevole e conduce a uno dei luoghi più suggestivi dell’Area Grecanica.

    Per raggiungere il castello si arriva in moto o in auto fino all’area di accesso, poi è necessario percorrere a piedi un breve tratto in salita.

    Le mura, ancora sorprendentemente alte, sembrano aver resistito a secoli di terremoti, alluvioni e intemperie.

    Dall’alto si apre una vista straordinaria sulla valle dell’Amendolea, su Bova Marina e sul Mar Ionio. Nelle giornate limpide si distingue persino il profilo dell’Etna.

    La foresta fantasma

    Uno dei tratti che più mi ha colpito si trova lungo la strada che conduce verso Roccaforte del Greco.

    Qui si attraversano boschi di alberi carbonizzati, ancora in piedi, a causa di un tremendo incendio del 2021. Intere pendici appaiono spoglie e silenziose.

    Il risultato è un paesaggio quasi irreale che mostra in modo evidente le conseguenze degli incendi che hanno colpito questa parte dell’Aspromonte.

    Considerazioni finali

    Questo itinerario non è il classico giro turistico da affrontare distrattamente. Visitare questa parte della Calabria significa andare oltre la ricerca della foto perfetta o del piacere della guida fine a sé stessa. Queste terre chiedono tempo, rispetto e la capacità di rallentare.
    La natura selvaggia, i borghi arroccati e le strade che seguono il profilo delle montagne invitano il viaggiatore a sentirsi parte del paesaggio, non semplicemente ad attraversarlo.
    Qui ogni sosta racconta una storia: quella delle comunità che ancora vivono questi luoghi e quella di una civiltà antica che ha lasciato tracce profonde nella cultura e nell’identità del territorio. Più che una destinazione, la Calabria Grecanica è un’esperienza da vivere con consapevolezza.

    Le strade richiedono attenzione, soprattutto nel tratto verso Roghudi Vecchio, ma proprio questa caratteristica contribuisce a rendere il viaggio interessante.

    In pochi chilometri si passa dal mare ai paesaggi montani dell’Aspromonte, attraversando borghi che conservano ancora una forte identità culturale e incontrando persone che sembrano appartenere naturalmente a questi luoghi.

    Lo consiglierei a chi ama i viaggi lenti, la scoperta dei territori e le strade poco frequentate.

    Lo eviterei soltanto a chi cerca percorsi scorrevoli o vuole macinare chilometri senza fermarsi.


    Periodo: 23 maggio 2026

    Pentidattillo

    Periodo: 24 maggio 2026

    Partenza: Bova Marina

    Tappe principali: Bova – Macigno del Drako – Roghudi Vecchio – Gallicianò – Amendolea

    Moto utilizzata: Suzuki V-Strom 1050 XT

    Difficoltà percorso: Media-Alta

    Tipologia strade: Asfalto misto, tratti deteriorati, tornanti stretti, presenza di brecciolino e detriti


    Box tecnico: guidare una moto pesante su strade come queste

    Cosa ho trovato

    • Tornanti stretti in discesa
    • Fondo sconnesso
    • Brecciolino e detriti
    • Tratti con asfalto fortemente deteriorato

    Cosa può mettere in difficoltà

    • Il peso della moto nelle manovre lente
    • La scarsa aderenza del fondo
    • La visibilità ridotta in alcuni tornanti

    Errori da evitare

    • Frenare bruscamente sull’anteriore nei tratti sporchi
    • Entrare troppo veloci nei tornanti
    • Stringere il manubrio nei tratti sconnessi
    • Fissare gli ostacoli invece dell’uscita della curva

    Cosa ha funzionato

    • Velocità moderata
    • Guida fluida
    • Sguardo sempre rivolto all’uscita della curva
    • Mantenimento della moto il più verticale possibile controbilanciando con il corpo
    • Nessuna fretta di arrivare

    Mappa del percorso


  • Abruzzo – Gole del Sagittario

    Abruzzo – Gole del Sagittario

    Viaggio in moto tra passi appenninici, borghi antichi e paesaggi selvaggi.

    Abruzzo

    Chi siamo


    L’Abruzzo è una delle regioni italiane più affascinanti per chi ama viaggiare in moto. Le strade attraversano montagne, boschi e borghi antichi dove il tempo sembra rallentare. In questo itinerario ho scelto di raggiungere le Gole del Sagittario passando per alcuni dei luoghi più suggestivi dell’Appennino centrale.

    Percorsi

    📍 Lunghezza: 217 km
    📍 Lunghezza da Forca d’Acero alle Gole: 66 km
    ⏱️ Tempo di percorrenza: 3h 30min (senza soste)
    🏍️ Tipo di percorso: Misto montagna/provinciale
    🛣️ Fondo stradale: Buono, qualche tratto irregolare

    📍 Lunghezza: 217 km
    📍 Lunghezza da Forca d’Acero alle Gole: 66 km
    ⏱️ Tempo di percorrenza: 3h 30min (senza soste)
    🏍️ Tipo di percorso: Misto montagna/provinciale
    🛣️ Fondo stradale: Buono, qualche tratto irregolare

    ⛰️ Punti salienti:

    • Forca d’Acero
    • Scanno Borgo e Lago
    • Gole del Sagittario
    • Anversa degli Abruzzi

    Percorso

    La partenza è da Anzio ma il percorso più strettamente “motociclistico” comincia da Sora in poi.

    Se il tempo a disposizione lo consente conviene visitare anche bei posti come Isola del Liri, Arpino, Posta Fibreno e tanti altri di cui il Frosinate è ricco.

    Tappe del viaggio

    Forca d’Acero, Passo Govi, Scanno borgo, Lago di Scanno e Gole del Sagittario.
    Proveniendo da Sora si raggiungono le gole attraverso il tratto che ritengo più suggestivo, di circa 100 Km fino ad Anversa degli Abruzzi, in cui si attraversano: il passo di Forca d’Acero, il passo Godi e il paese di Scanno, l’omonimo Lago, le Gole del Sagittario E’ il percorso più divertente per chi ama le curve di montagna ed i suggestivi paesaggi con le grandi montagne, i boschi, fiumi e laghi. Inoltre, chi ama la fotografia in autunno può godere del foliage spettacolare dei boschi di faggi.

    Forca d’Acero

    Forca d’Acero

    Il “curvone” e poi Forca d’Acero

    Il “Curvone” sulla strada che da Sora sale verso il passo di Forca d’Acero è uno di quei punti che, per chi va in moto nell’Appennino centrale, diventano quasi spontaneamente un luogo di ritrovo, quasi un piccolo rito.
    Non è un vero passo, non è un bar, non è un monumento: è semplicemente un’ampia curva larga e perfetta, eppure ha qualcosa che la rende memorabile.


    Forca d’Acero è un passo di montagna a circa 1500 metri di quota che segna il confine tra Lazio e Abruzzo. Il paesaggio è dominato da grandi faggete e da una natura quasi intatta. Punto di sosta e di…stupore nel vedere una natura così bella e pure tanto vituperata.
    Da qui si può scegliere la direzione verso Scanno, Lago di Scanno, Villetta Barrea, Lago di Barrea, Pescasseroli.

    Passo Govi

    Continuando verso Scanno, dopo circa 30 Km., si giunge al passo Godi, magari per un’altra breve sosta con foto di rito, dove godere anche qui del bel paesaggio e del profumo di montagna.
    Siamo a circa 1630 metri di altitudine nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
    Il passo è stato una via usata soprattutto durante la transumanza dai pastori che spostavano le greggi tra Abruzzo e Puglia.

    Scanno

    Scanno, dal latino scamnum, “piccola panca”, si trova a circa 1000 mt di altezza, è detta anche la “città dei fotografi” perché attratti dalle bellezza del posto.
    La presenza di botteghe artigiane come quelle orafe, usano ancora strumenti antichi per la lavorazione; le caratteristiche case e gli ottimi i dolci fra i quali i “mostaccioli”, semplici e saporitissimi meritano una passeggiata.


    Da segnalare anche la presenza del “Museo della lana” con testimonianze della vita sociale e delle tecniche utilizzate nelle varie attività di lavoro e nei campi, compresi gli utensili utilizzati nella trasformazione dei prodotti della pastorizia ecc. Insomma, da visitare.

    Frattura

    Dopo cicra 1,5 Km da Scanno, svoltando a destra per via degli Alpini, si sale verso la frazione chiamata Frattura. Lasciata alle spalle la strada che sale tra i boschi, improvvisamente il paesaggio si apre. Dal Belvedere di Frattura Vecchia lo sguardo abbraccia uno degli scenari più suggestivi dell’Appennino: il Lago di Scanno, incastonato tra montagne verdi e profonde vallate.

    Gole del Sagittario panorama in moto

    Gole del Sagittario

    Uno dei tratti più affascinanti d’Abruzzo in moto

    Il fiume Sagittario, con il suo corso limpido e silenzioso, ha scavato nel tempo una delle gole più suggestive dell’Appennino centrale. Qui la natura ha modellato un paesaggio spettacolare: pareti rocciose imponenti, vegetazione selvaggia e un susseguirsi di scorci che cambiano a ogni curva.

    A seguire il fiume, quasi accompagnandolo passo dopo passo, corre la SR 479 Sannite, una strada che per i motociclisti è molto più di un semplice collegamento: è un’esperienza.


    Perché andarci in moto

    Le Gole del Sagittario rappresentano una meta perfetta per chi ama guidare con piacere e consapevolezza.

    • Curve fluide e ritmo naturale
      La strada è un continuo alternarsi di curve dolci e tratti più guidati, mai banali ma neanche estremi. È il classico percorso dove non serve correre: il piacere sta nella continuità.
    • Paesaggio immersivo
      Si guida letteralmente dentro la roccia, tra pareti verticali e aperture improvvise sulla valle. La sensazione è quella di essere parte del paesaggio.
    • Asfalto generalmente buono
      In condizioni normali è ben tenuto, anche se non mancano tratti più stretti o leggermente sporchi: attenzione sempre alta.
    • Poco traffico (fuori stagione)
      Nei giorni feriali o in bassa stagione si riesce a godere la strada con grande tranquillità.

    Il segmento più emozionante è quello tra Anversa degli Abruzzi e Villalago: qui la strada si stringe, si incunea nella roccia e regala una sequenza di curve che sembrano disegnate apposta per la guida motociclistica.

    È un tratto tecnico il giusto, dove è fondamentale:

    • mantenere la traiettoria pulita
    • leggere bene la strada
    • anticipare eventuali veicoli in senso opposto

    Quando andare

    • Primavera 🌿 → colori vivi, temperature ideali
    • Autunno 🍂 → foliage spettacolare e meno traffico
    • Estate ☀️ → bellissima ma più frequentata
    • Inverno ❄️ → possibile ghiaccio nei tratti in ombra

    Consigli pratici per motociclisti

    • ⚠️ Attenzione ai punti ciechi: la roccia e le curve strette possono nascondere veicoli
    • 🪨 Possibile ghiaia o detriti dopo piogge o frane leggere
    • 🚗 Turismo locale: nei weekend aumenta il traffico
    • Carburante: meglio non arrivare in riserva, i distributori non sono frequentissimi

    Una strada da vivere, non da correre

    Le Gole del Sagittario non sono un passo dove “scorazzare”, ma un luogo da interpretare.

    Qui si guida con il cuore e con la testa:
    il ritmo giusto è quello che ti permette di sentire la moto, leggere la strada e lasciarti attraversare dal paesaggio.

    È uno di quei percorsi in cui davvero si crea un legame tra:

    • pilota
    • moto
    • ambiente

    Un equilibrio raro, che rende ogni curva memorabile.

    Il rispetto prima di tutto

    Un luogo così merita attenzione e rispetto.

    Per te stesso, per gli altri e per la bellezza che ti circonda:

    • guida sempre entro i tuoi limiti
    • rispetta il codice della strada
    • evita rumori e comportamenti invasivi

    Perché certi posti, più che attraversati, vanno vissuti.


    Conclusioni

    Considerazioni finali sul viaggio

    In queste foto, da motociclista responsabile voglio semplicemente raccontare la natura del luogo, un patrimonio dell’umanità che dobbiamo assolutamente preservare.
    Attraversarle in moto aggiunge qualcosa di speciale al viaggio. Il ritmo delle curve, il paesaggio che cambia ad ogni sguardo, il senso di libertà: tutto contribuisce a rendere l’esperienza ancora più intensa e personale. Ma proprio perché questi luoghi sono così preziosi, meritano anche rispetto. Le moto moderne ci permettono di raggiungerli con facilità, ma possono portare con sé rumore e inquinamento. È un equilibrio sottile, che richiede consapevolezza.
    Godersi la strada, sì — ma con un occhio di riguardo per ciò che ci circonda. Rallentare, ascoltare, attraversare senza lasciare traccia. Perché la vera bellezza di questi posti sta anche nella loro fragilità.