Il Borgo, da tempo abbandonato, nonostante sia una ammasso di ruderi fagocitato in buona parte dalla vegetazione, suscita un certo interesse e porta il pensiero ad antiche presenze e civiltà, in primis quella Etrusca, come testimoniano i ritrovamenti di alcune tombe nei dintorni e successivamente a quella Romana per la presenza di archi a sesto acuto nelle costruzioni.
Il luogo si trova su un’altura. Al culmine ci si trova davanti alle rovine della città
Le poche notizie circa le certificate origini riportano ad un rogito notarile (anno 1003) con il quale si donavano, da parte della chiesa, a quattro monasteri romani “quattro piccole porzioni di vigna” che si trovavano nel territorio di Selva Candida in Galeria. Da allora il sito prosperò tra alterne vicende passando di mano in mano tra i rappresentanti di nobili casate sino ai primi anni del 1800 allorquando il luogo venne abbandonato, pare in tutta fretta, a causa di epidemia da malaria. I pochi abitanti rimasti si trasferirono poco lontano fondando un nuovo borgo chiamato “Santa Maria di Galeria”
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Per la visita sono consigliate scarpe adatte e non stivali da moto, infatti bisogna camminare su sterrato ricco di pietre e passare attraverso rovi e vegetazione. Attenzione anche alle buche nascoste e di una certa profondità. In ogni caso il posto merita davvero una visita.
Un sentiero conduce al fiume Arrone che scorre ai piedi della rocca.
Il fiume Arrone e l’antico frantoio
Borgo nuovo di S.Maria di Galeria
Finita l’escursione si ritorna al luogo dove abbiamo lasciato le moto, cioè alla bella e secolare Piazza/Borgo di “S.Maria di Galeria”. Di essa si ha notizia a partire dal 1200 circa. E’ anch’esso un luogo che da’ subito il senso di nostalgia del passato sia nella struttura che nei manufatti ma, ahimè, anche nello stato di abbandono. Il luogo meriterebbe davvero qualche investimento per riportarlo agli antichi splendori.
Entrando, attraverso un ampio ingresso, si scopre una bella piazzetta attigua e qui, fortunatamente, la percezione di decadenza viene meno per la presenza di un magnifico santuario, di un museo adiacente e dei sotterranei del Santuario.
Al suo interno si trova lo stupendo Santuario di Santa Maria in Celsano le cui radici risalgono all’anno 1000. Un piccolo ma veramente interessante museo è adiacente alla chiesa, da visitare per conoscere la storia del Santuario, del Borgo. Uscendo si possono visitare i sotterranei.
I sotterranei
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Il museo
Come ci si arriva
Uscendo dal GRA, imboccando l’Aurelia, poi via dell’Arrone e quindi via S. Maria di Galeria si percorre l’agro romano. Il panorama è bello e pare di entrare in un’altra dimensione di stile settecentesco e infatti diversi film sono stati girati girati in questi luoghi.
via dell’Arronel”Agro Romano
La strada è strettina ma con un buon asfalto e ricca di curve. Si viaggia bene ma stando molto attenti alla velocità e soprattutto mantenendo la propria destra.
In rosso il percorso a piedi
Nuove informazioni potranno essere aggiunte a questo articolo
Il pomeriggio lo trascorro in albergo a causa di un po’ di stanchezza, mentre i miei due amici fanno un’escursione in città e al mare.
Monreale
Si riparte per Palermo, viaggiamo lungo costa e poi ci immettiamo sull’autostrada per l’ultimo tratto.
Su Palermo ci sarebbe da scrivere tantissimo, purtroppo la permanenza è stata molto breve e non ci ha consentito una visita particolareggiata, spero di ritornare presto.
Arrivati, puntiamo dritti per Monreale. Il navigatore fa le bizze e ci fa percorrere stradine senza uscita. Alla fine comunque si arriva. Siamo al parcheggio da cui è possibile arrivare gratuitamente presso la zona del Duomo con un piccolo bus.
ChiostroChiostroChiostro, il colonnato
Il Duomo è stato costruito nel XII sec. dall’appena maggiorenne re Guglielmo II d’Altavilla detto il “Buono”. Di origini normanne ebbe in sposa la figlia di Riccardo Cuor di Leone. Guglielmo II fu un re munifico, liberale (?) e, nonostante fosse cristiano, fu accogliente nei riguardi dei popoli musulmani. Fece costruire il Duomo, completò la Zisa (“El Aziz ”la Splendida), bellissimo palazzo di architettura normanno-islamica, alla cui costruzione parteciparono maestranze arabe.
Cristo Pantogratore
Del Duomo mi hanno colpito, oltre alla maestosità e ricchezza di colori, la porta d’ingresso in bronzo con le raffigurazioni bibliche, il mosaico del Cristo Pantocratore (l’onnipotente, il benedicente), il soffitto in legno, la struttura esterna ed il bellissimo chiostro.
Palermo
Di Palermo quel che salta agli occhi è il contrasto tra la zona storica, ricca di tesori d’arte, di belle vie e palazzi e quella meno nobile della “Vucciria” il cui mercato, tuttavia, è anch’esso un’opera d’arte, quanto meno per la vivacità e la varietà di prodotti e di umanità che offre. “Vuccirìa” in palermitano significa “confusione”.
Abbiamo dormito per una notte in questo quartiere, in un B&B un po’, diciamo, adattato. Si trattava di un enorme appartamento con soffitti altissimi e stanze grandi ma quasi privo di mobilia. Abbiamo dormito benissimo nonostante il vocio e chiacchiericcio continuo dei tanti abitanti del palazzo e della zona.
Bellissima la Cattedrale della Santa Vergine Maria Assunta. Anch’essa, come il Duomo di Monreale, fa parte del Patrimonio dell’Umanità.
Il tempo di soggiorno è volato via velocemente, ma ci ha concesso anche a Palermo una bella e meritata cenetta. Insomma in Sicilia si mangia benissimo dappertutto e a prezzi “umani”
l giorno successivo i miei due amici si sono imbarcati per Salerno ed io ho preso preso l’autostrada per Messina e quindi per la mia natia Reggio Calabria. Il ritorno ad Anzio l’ho fatto in solitaria sentendo, a dir la verità, l’assenza della compagnia di Antonio e Fiorenzo.
Alcune foto della nostra permanenza a Palermo
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Considerazioni finali
E’ stata una bella avventura con due care persone e in un ambiente, la Sicilia, che ha valorizzato il senso dell’amicizia e regalato belle emozioni. Il senso dell’incipit di Antonio nel video a fine pagina, “quattro ruote muovono il corpo ma due ruote muovono l’anima”, ha trovato conferma in questo viaggio.
Il vantaggio di viaggiare in moto con modalità itinerante, a differenza del classico viaggio turistico e organizzato, è dato dalla possibilità di poter poi mettere a confronto una moltitudine di informazioni e sensazioni percepite in posti diversi e storicamente vicini. Tale modalità facilita la formazione di una idea più completa e sicuramente più realistica dei luoghi stessi e delle persone che ci vivono.
E’ stata una bella avventura con due care persone e in un ambiente, la Sicilia, che ha valorizzato il senso dell’amicizia e regalato belle emozioni. Il senso dell’incipit di Antonio nel video a fine pagina, “quattro ruote muovono il corpo ma due ruote muovono l’anima”, ha trovato conferma in questo viaggio.
Suggerimenti: mantenere rigorosamente la propria destra e la velocità a norma di codice; se proprio non si può fare a meno di ammirare il paesaggio meglio fermarsi un po’ e scattare qualche foto
Prima di intraprendere il viaggio, soprattutto se in autunno o inverno, è consigliabile verificare le condizioni delle strade e rispettare tutte le norme di sicurezza. Come in tutti i percorsi collinari o di montagna, ricchi di curve e corsie strette, c’è sempre il rischio di andare oltre la linea di mezzeria. Occhio quindi ai limiti di velocità.
Le strade del Chianti sono all’incirca così…
…e il panorama così…
Io e la mia Suzuki V Strom 1050, una moto che dà grandi soddisfazioni in ogni situazione
Un breve racconto
Il viaggio era iniziato e la soddisfazione farlo in compagnia della nipote che condivide la mia stessa passione, girovagando immersi in un paesaggio emozionante, mi ha gratificato molto.
Le stavo quasi sempre a ruota, a volte con fatica. L’andatura era tranquilla con qualche accelerazione da “pista”, dove possibile. E’ risaputo, la differenza di età si manifesta anche nei comportamenti a volte impulsivi e privi di quell’attenzione all’imprevisto, caratteristici della giovane età. La contrapposta attitudine, invece, tipica di chi ha maggiore esperienza (o pensa di averla), è quella di immaginare sempre un possibile pericolo dietro ogni…curva. Bene, questi aspetti esistenziali mi hanno accompagnato per buona parte della giornata. Mi è venuto naturale, quindi, esercitare una maggiore attenzione alla guida da parte della “giovinetta”, affinché non aprisse troppo la manopola del gas, entrasse veloce in curva o facesse qualche sorpasso azzardato, nella speranza, poi, di poter essere utile suggerendole consigli corretti.
Beh, tutto questo non è accaduto. La “giovinetta” ha sempre guidato con molta attenzione delle norme stradali, evidenziando, inoltre, una naturale padronanza e dimestichezza del mezzo.
Alla fine del viaggio, a fronte delle mie attenzioni alla “sua” guida, mi son sentito dire: “eh… zio, quel sorpasso di poco fa non lo fare più, era sbagliato ed hai rischiato la pellaccia, la prossima volta starò io dietro” .
Aveva ragione. Lo ricordo perfettamente, un attimo di senile euforia avrebbe potuto porre fine a tutte le mie certezze ed esperienze pregresse.
Valentina con la sua Ducati Scrambler 800
Strade in ordine e cipressi onnipresenti in perfetta fila ti osservano severi e con grande dignità
Il territorio
Questo giro di pochi chilometri l’ho realizzato quest’estate assieme a mia nipote Valentina, con la sua Ducati Scrambler 800 flat track, alla quale non è facile star dietro.
Il tragitto si trova tra le provincie di Arezzo e Siena, lambisce la Val di Chiana sino alla zona del Chianti Classico.
Il percorso parte da Montevarchi, si inerpica su per le colline sino a Cavriglia e prosegue per Volpaia. Il ritorno è uguale al precedente salvo una sosta a Radda in Chianti. Il territorio è conosciuto per la sua bellezza paesaggistica, caratterizzata da colline dolci, campi coltivati, vigneti e oliveti; si possono trovare numerosi borghi medievali e città storiche che testimoniano la ricca storia della regione. L’area è anche famosa per la sua cucina tradizionale toscana e per i grandi vini.
Le strade di questa parte della Toscana offrono un’esperienza affascinante per gli amanti delle moto, con paesaggi mozzafiato, curve panoramiche e la possibilità di esplorare i pittoreschi borghi della zona.
Queste strade offrono una vista panoramica sulle colline e i campi circostanti. Le curve sinuose e la varietà di paesaggi rendono questi percorsi una scelta eccellente per un’emozionante avventura in moto. Sono strade abbastanza impegnative, ma divertenti sia per il manto stradale, sempre ben tenuto, che per le frequenti curve a corto-medio raggio che non richiedono frequenti scalate di marcia, garantendo quindi un’andatura costante anche in curva.
Attenzione, strade internenon sempre accessibili
Se si presta attenzione è possibile deviare su diramazioni di strade più piccole, sterrate, che permettono, se non espressamente vietato, di godere di una guida ancor più tecnica e panoramica attraverso suggestivi paesaggi.
Radda in Chianti
Radda in Chianti è un affascinante comune situato nella provincia di Siena, noto per essere uno dei principali centri del famoso territorio vinicolo del Chianti.
Il centro storico di Radda conserva il suo carattere medievale con strette stradine lastricate, case di pietra e una piazza centrale animata. La Chiesa di San Niccolò è una delle attrazioni principali, con la sua architettura storica e la vista panoramica sulla campagna circostante.
Radda in Chianti. Prepositura di San Niccolò (stile neogotico) con la fontana del Leone
Radda è celebre anche per la produzione del vino “Chianti Classico”. La gastronomia locale riflette la tradizione toscana, con piatti abbondanti e sapori autentici.
Volpaia in Chianti
Volpaia è un incantevole borgo situato nel cuore del Chianti. Questo piccolo paese medievale è noto per la sua architettura ben conservata, le strette strade lastricate e la posizione panoramica che offre splendide viste sulle colline circostanti coperte da vigneti e oliveti
Il borgo conserva il suo carattere storico medievale, con case di pietra e vicoli che conducono a una piazza centrale. La Chiesa di San Lorenzo, situata nella piazza, è un esempio di architettura medievale.
Il nucleo del borgo è dominato dal Castello di Volpaia, che risale al XII secolo. Oggi, il castello è stato restaurato e convertito in una struttura che include una cantina vinicola, un ristorante e alcune residenze private.
Un cotributo di Valentina
Caro zio, come sai ho iniziato tardi l’avviamento alla moto ma sono convinta che tutto nella vita arrivi al momento giusto. Ho faticato un po’ a trovare la moto del mio cuore, quella che per me sarebbe potuta diventare il mezzo perfetto per scoprire il mondo. Questa moto mi sta dando tante soddisfazioni. Essendo io “diversamente alta”, cm. 162, questa tipologia. lo Scrambler, mi calza a pennello. Ha l’altezza ottimale ed il suo peso accettabile riesce a farmi sentire molto tranquilla, soprattutto nelle manovre da fermi. E’ una moto che consiglio a tutte le diversamente alte come me che vogliano iniziare a vivere questa passione e che, in ogni caso, prenotino dei test su strada prima di decidere l’acquisto
Amo molto questa terra di Toscana e son contenta che lo sia anche tu. Ogni angolo di questa splendida regione ha qualcosa da regalarti con cui riempire gli occhi e lo spirito di meravigliosi panorami che spesso riescono anche lenire alcuni giorni difficili. Ho imparato che non è la velocità a farmi apprezzare la moto e quello che ho intorno, ma il valore del viaggio in sè e non la fretta di raggiungere una meta.
Un breve racconto per concludere
Il viaggio era iniziato e la soddisfazione di farlo in compagnia della nipote che condivide la mia stessa passione, girovagando immersi in un paesaggio emozionante, mi ha gratificato molto. Le stavo quasi sempre a ruota, a volte con fatica. L’andatura era tranquilla con qualche accelerazione da “pista”,dove possibile. E’ risaputo, la differenza di età tra individuisi manifesta anche nei comportamenti a volte impulsivi e privi di quell’attenzione all’imprevisto, caratteristici della giovane età. La contrapposta attitudine, invece, tipica di chi ha maggiore esperienza (o pensa di averla), è quella di immaginare sempre un possibile pericolo dietro ogni curva. Bene, queste precisazioni di natura esistenziali mi hanno accompagnato per buona parte della giornata. Mi è venuto naturale, quindi, esercitare una maggiore attenzione alla guida della nipote affinché non aprisse troppo la manopola del gas, entrasse veloce in curva o facesse qualche sorpasso azzardato.
Beh, tutto questo non è accaduto. La giovincella ha sempre guidato con molta attenzione delle norme stradali, evidenziando, inoltre, una naturale padronanza e dimestichezza del mezzo.
Bene, alla fine del giretto ho subito anche un rimprovero: “eh… zio, quel sorpasso di poco fa non lo fare più, era sbagliato ed hai rischiato la pellaccia, la prossima volta starò io dietro” .
Aveva ragione. Lo ricordo perfettamente, un attimo di senile euforia in un sorpasso azzardato avrebbe potuto porre fine a tutte le mie certezze ed esperienze pregresse. Morale, mai dare nulla per scontato, anche quando si ha tanta esperienza sulle spalle
Godersi la guida in moto attraverso questa regione offre un’esperienza indimenticabile, tra la bellezza naturale e il fascino storico della Toscana. Queste strade in genere non sono molto traficate, tuttavia è “salutare” mantenere rigidamente la propria destra a causa delle molte curve e di possibili invasioni di corsia di sciagurati “automobilisti e/o motociclisti “piloti” che procedono ad alta velocità in senso opposto.
Concludendo, il percorso, assieme a mille altri, è interessante sia per i motociclisti cosiddetti “tecnici” che per quelli che, oltre alla passione per l’andare in moto, vogliano godere anche dei panorami e di tutto ciò che questo territorio offre, anche per una sola giornata di tranquilla vacanza moto-turistica.
Siamo già in provincia di Palermo. Partendo da Ragusa ci lasciamo alle spalle una Sicilia più ricca di opportunità industriali, turistiche e culturali ma anche di brutture urbanistiche generate da frettolose espansioni edilizie al di là dei centri storici. Resta comunque l’immagine di una terra in cui si percepisce il trascorrere della lunga storia dell’uomo, capace di generare bellezza dalla distruzione.
Buona parte della strada è in ottime condizioni di asfalto e prosegue dritta attraversando enormi spazi. Le moto corrono veloci, ci sentiamo veramente liberi e pieni di gioia e dalle moto in corsa ci scambiamo sguardi e gesti di condivisione delle emozioni provate.
La cittadina da raggiungere è Petralia Soprana ma non tramite l’autostrada, percorriamo strade provinciali dove, in alcuni casi, il manto stradale non incoraggia a correre. Il colore preminente del panorame è il giallo oro.
Petralia Soprana è un bellissimo borgo medievale situato nel cuore delle Madonie, a 1200 mt. s.l.m., con tante viuzze in acciottolato e scorci ben tenuti che fanno tanto bene all’anima; offre un panorama stupendo ed altrettante splendide chiese antiche.
Petralia Soprana
Petralia è considerato uno dei più bei borghi d’Italia ed in effetti ha un suo fascino costruita con la pietra. Non a caso in tempi antichi era denominata Petra.
Bella la fontana barocca in piazza Quattro Cannoli. Non son riuscito a scoprire l’origine di tale nome ma, a lume di naso (:-), non dovrebbe essere dovrebbe essere difficile il collegamento.
Abbiamo ammirato la Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, la Chiesa del Santissimo Salvatore, la Chiesa di San Michele e il Palazzo comunale con i suoi merli medievali, belle testimonianze architettoniche e artistiche.
Foto di rito con il gentilissimo proprietario del B&B (il secondo da sin.)
Chiesa di San Michele
Il giorno successivo, prima di ripartire, ci fermiamo in piazza del Popolo al bar per gustare la famosa granita siciliana accompagnata da una enorme brioche, il tutto offerto dal gentilissimo proprietario del B&B “Lithos” che consiglio vivamente, è un appartamento in una villa un po’ fuori dal Paese con all’intorno una campagna rilassante dotata di posto auto e, ovviamente, moto.
L’ampio ingresso del B$BVista sulla campagna
Il Residence (una bella villa) dove abbiamo soggiornato
L’ultima parte, la 7/7, contiene il video-racconto degli otto giorni di viaggio nella meravigliosa Sicilia
Agosto 2020
Dopo una breve pausa a Enna, arriviamo a Ragusa. Vista da lontano ha l’aspetto di un presepio. Entriamo a Ragusa Superiore attraverso un ponte, di San Vito, che conduce direttamente al centro storico.
Ragusa Ibla
Siamo un po’ stanchi e accaldati e ci dirigiamo verso il B&B prenotato. Non sfugge allo sguardo una caratteristica costante del Barocco, il classico balcone in ferro battuto impreziosito da figure grottesche.
Siamo un po’ stanchi e accaldati e ci dirigiamo verso il B&B prenotato. Non sfugge allo sguardo una caratteristica costante del Barocco, il classico balcone in ferro battuto impreziosito da figure grottesche.
La mattina successiva facciamo un giro per le belle e ordinate vie del centro. Ragusa Superiore è la parte della città nuova, la città dove si svolgono gli affari, ed è stata costruita dopo il terremoto del 1693. La città vecchia, Ragusa Ibla, più aristocratica, si trova sull’altro versante collinare e andremo a visitarla domani mattina. Lo stile architettonico del tardo “Barocco”, utilizzato soprattutto negli edifici aristocratici e religiosi successivamente al terremoto del 1693, accomuna le città della Val di Noto. E’ presente persino nelle vetrine delle pasticcerie ricche di dolci dalle forme estrose (:-)
Chiesa di S. Giovanni Battista
Il centro storico è elegante e le vie, con palazzi ricchi di decorazioni, essendo ortogonali fra loro, danno alla città un aspetto molto ordinato.
Nuovi arrivi
Ci sono tanti locali dove gustare cibi tradizionali, ne scegliamo uno con tavolini esterni al locale. Il primo, abbondante come sempre, un favoloso piatto di spaghetti alle sarde, ci fa passare la fatica e diventiamo più…loquaci
Col calar della sera la calura è meno oppressiva. Prima di rientrare ci fermiamo su una scalinata da cui si vede in lontananza Ibla illuminata. Sono presenti numerosi giovani seduti sugli scalini che chiacchierano allegramente e fanno qualche spuntino al bar vicino, un musicista di strada suona magnificamente il violino. Partecipiamo anche noi, è un momento bellissimo che ci riporta alla nostra gioventù.
Vista di Ibla dalla scalinata animata da bella gioventù
Ragusa Ibla
Il giorno successivo, prima di rimetterci in viaggio, visitiamo Ibla. La moto ci consente di raggiungere il borgo più facilmente che con l’auto, a causa dei divieti di sosta, si potrebe arrivare anche a piedi ma…ci sono quasi 350 scalini da superare. Ragusa Ibla appare più aristocratica per l’unità dello stile dei bei palazzi, più raccolta; la presenza di un “Circolo di Conversazione”, sede di riunioni della ricca borghesia del posto, certifica l’antica presenza di nobili e ricche famiglie.
Il Circolo di Conversazione
Il Duomo e…noi!
Arriviamo in piazza del Duomo di San Giorgio, chiesa del ‘700 con la sua barocca maestosità. Mi incuriosisce la sua posizione un po’ fuori asse rispetto alla piazza di fronte. Come in altri posti visti non notiamo molti turisti, sicuramente a causa del Covid.
In piazza Pola ammiriamo un antico palazzo, oggi sede del Comune ed accanto la bella chiesa di San Giuseppe. Al suo interno custodisce una statua in argento del XVII secolo.
Chiesa di S. Giuseppe
Continuando nelle tranquille vie senza traffico giungiamo ai Giardini Iblei, ben curati, ricchi di palme e altre piante tipiche e di ben tre chiese. Dalla balconata si gode di un bel panorama dei monti Iblei e del fiume Irminio. Insomma un bel luogo per chi voglia meditare sulla propria esistenza (:-)
Il Duomo e…noi!
Per concludere, una nota negativa la assegno al “B&B”. che ha tutta l’aria di un alloggio improvvisato per turisti. Due stanze con poca luce e divisori approssimativi, solo le moto hanno a disposizione un garage privato e coperto.
Agosto 2020 – L’ultima parte, la 7/7, contiene il video-racconto degli otto giorni di viaggio nella meravigliosa Sicilia
Prima di ripartire decido di fare il cambio di olio e filtro. Il meccanico, consigliato dall’amico Salvatore (nome nomen), in mezz’ora effettua il lavoro, controlla le gomme e dà un sguardo generale notando un bullone lento del paracolpi.
Dopo il cambio olio abbiamo il tempo di salutare un altro amico, Salvatore, che vive e lavora da quelle parti, appassionato motociclista anche lui e che ringraziamo per l’ospitalità che ci ha dimostrato.
La strada della Val di Noto che ci porta a Scicli è scorrevole e ricca di curve. La città ci appare di colpo all’uscita di una curv. E’ incastonata tra i monti all’interno del caratteristico “vallone Ibleo” ed è del colore della pietra, quasi a fondersi con le montagne che la affiancano.
Lasciamo le moto in piazza e, come al solito, la visitiamo a piedi anche se per poco tempo a causa di impegni presi precedentemente.
Agosto 2020 – L’ultima parte, la 7/7, contiene il video-racconto degli otto giorni di viaggio nella meravigliosa Sicilia
In meno di un’ora siamo a Noto.
Arrivati a Noto seguiamo il navigatore per raggiungere il B&B. Ricordo di essere rimasto un po’ sorpreso all’arrivo nel vedere una periferia non consona alla fama della città. Il centro storico è… tutt’altra storia, un salto nel tempo, con una sua precisa identità architettonica. Il barocco siciliano è fortemente presente.
Noto – Panorama dalla Chiesa di Montevergine
Un’altra caratteristica che mi ha colpito è la colorazione dei palazzi dovuta alla cosiddetta “pietra gialla” tipica del luogo. Con la luce del sole calante assume una tonalità caldissima.
Noto è la città dello stile barocco con cui si pensarono i palazzi dopo il tremendo terremoto del 1693, forse a sottolineare la ritrovata gioia di vivere. Come per Siracusa e Ragusa, che raggiungeremo dopo, è singolare questa alternanza di stili tra il greco antico ed il barocco siculo
“….diverso da tutti, che si sposa al palmizio, assimila la pietra al pennacchio e dal ciuffo pregno di elementi arabi e Bizantini, tutto fantasia e sangue, senza un momento di freddezza” (da “Viaggio in Italia” – Guido Piovene,1953)
Il B&B è accogliente ed il proprietario, motociclista anche lui, è simpaticissimo e di grande favella, come tanti siciliani incontrati (:-) Le stanze sono molto pulite e ricche di riferimenti motociclistici, inoltre è offerto gratuitamente un servizio per l’eventuale manutenzione ordinaria per la moto. E’ poco distante dal centro storico e, dopo aver scaricato i bagagli e fatto un riposino, ci avviamo alla ricerca del bello e del…saporito.
Ci fermiamo in un ristorante dove il piatto di spaghetti con le sarde ci rimette al mondo, il secondo, di pesce, ci fa toccare il cielo e il terzo bicchiere di Grecanico ci…atterra. Un’ottima dormita ci farà recuperare le forze.
Meravigliosa vista dell’imbocco dello Stretto di Messina
Agosto 2020
Dopo aver attraversato lo spettacolare Stretto di Messina imbocchiamo l’autostrada sino a Siracusa. Suggestivo lo sguardo verso lo stretto con la Calabria sulla sinistra che lentamente si allontana mentre andiamo ancora più a Sud
Siracusa
Entriamo in Ortigia, nucleo storico di Siracusa. L’isoletta che racchiude la parte più antica di Siracusa, è caratterizzata da stradine pittoresche, belle piazze e monumenti storici e millenarie antiche vestigia.
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Il tempio di Apollo
Da ammirare il Duomo che sorge su un antico tempio greco, il Castello Maniace, una fortezza medievale, il Tempio di Apollo del VI secolo a.C.. La sua costruzione rappresenta forse il primo esempio di tempio dorico, circondato da portici con colonne, della Magna Grecia. Ci fermiamo ad osservarlo.
Il Tempio di Apollo
Il Tempio di Apollo
Il tempio di Apollo
Nel corso dei secoli ha subito numerose trasformazioni: è stato chiesa bizantina, moschea araba, basilica normanna e persino caserma spagnola. I resti e gli studi hanno rilevato che si trattava di un tempio periptero, ovvero circondato da colonne su tutti i lati, con 6 colonne sui lati corti (esastilo) e 17 sui lati lunghi.
La sensazione, quasi tangibile, che le nostre origini siano legate a questi luoghi è forte ed in questa prospettiva quelle “pietre”, presenti da più di 2.500 anni, catturano l’attenzione ed il pensiero visualizza immagini fantasiose.
Piazza del Duomo
Raggiungiamo Piazza del Duomo. La Cattedrale è di stile barocco e al suo interno sono presenti alcune parti di un preesistente Tempio Ionico dedicato ad Atena, forse l’unico esempio di tempio trasformato in chiesa cristiana.
Palazzo Vermexio
La meravigliosa piazza, dai bagliori accecanti (mi ricorda alcune città del Salento) per i Siracusani è il simbolo della ricostruzione dopo il terremoto del 1693 ed è il risultato dell’insieme di bellissimi edifici religiosi e civili che la circondano, forse a testimonianza storica dell’equilibrio fra i due poteri.
Palazzo Vermexio, XVII secolo, esempio significativo dell’architettura barocca siciliana. Il nome “Vermexio” deriva dal termine latino “Vermexius”, che si riferisce a un antico proprietario del palazzo o a una famiglia che lo possedeva.
Ortigia, la piazza e Palazzo Vermexio
La Fonte di Aretusa
A poche centinaia di metri dal Duomo ci fermiamo alla Fonte Aretusa, il mitico specchio d’acqua dolce legato alle più lontane origini di Siracusa. All’interno della Fonte cresce spontaneo il papiro, pianta originaria dell’Egitto, da cui, già in antichità, gli Egizi ricavavano la carta dal colore avorio. La presenza della pianta impreziosisce ancora di più questo luogo in cui il papiro cresce spontaneo, unico posto in tutta Europa.
Il mito
“La ninfa Aretusa, siimbolo dell’acqua e della freschezza, per sfuggire alle attenzioni di Alfeo, un dio fluvialeperdutamente innamorato di lei, si rifugiò nell’isola di Ortigia. Qui chiese aiuto a Artemide che, mossa dalla pietà, la trasformò in fonte. Intanto Alfeo, figlio del dio Oceano, personificazione del fiume Peloponneso, a sua volta, chiese a Giove di essere trasformato in fiume e caosì poté raggiungere e ricongiungersi alla sua amata”
Significati del mito
Il mito rappresenta il legame tra l’acqua e la vita, la fertilità e la rinascita.
La sorgente di Aretusa è considerata sacra e ha un’importanza storica e culturale per Siracusa, simboleggiando la connessione tra la città e le sue risorse naturali. In questo senso, il mito di Aretusa insegna anche il valore della natura e la necessità di rispettarla e proteggerla.
22 Agosto 2020: un viaggio desiderato da tempo e finalmente realizzato. Spero sia da stimolo a chi lo sogna ma non decide 🙄
ll 20 agosto del 2020, triste anno del Covid, quindi consapevoli dei problemi che avremmo douto affrontare, io e due amici, Antonio e Fiorenzo, siamo partiti alla volta della Sicilia seguendo il percorso programmato che da Messina e Siracusa, attraverso la Val di Noto, Petralia Soprana e Cefalù ci avrebbe guidati a Palermo.
Si parte. Ci dirigiamo verso l’A1, svincolo di Caserta, passando sotto l’acquedotto Vanvitelli, presso la Valle di Maddaloni, costruito nel 1753 per convogliare l’acqua dalle sorgenti alla Reggia di Caserta. L’Acquedotto “Carolino” prende il nome da Carlo III di Borbone, re di Napoli e Sicilia nel XVIII secolo. Fu costruito per fornire acqua potabile alla città di Napoli e alle zone circostanti. La costruzione iniziò nel 1753 e fu completata nel 1762, esempio di architettura idraulica dell’epoca.
Proseguiamo poi verso l’A1 per immetterci sulla A30 SA-RC sino a quando, dopo 6 ore di viaggio, arriviamo a Scilla.
Scilla è magnifica. Incastonata tra i monti, il mare e, di fronte, alla Sicilia. Anche le moto, dopo tanti Km, meritano un po’ di riposo. Ci fermiamo nella zona alta del paese
Scilla, parte alta con lo spettacolo dello Stretto di Messina
La piazza con la sua balconata ci offre una vista fra le uniche al mondo: in basso il disegno semicircolare della spiaggia di Marina Grande, delimitata, a sinistra, da Capo Pacì e a destra dal grande “scoglio” su cui si erge il castello. Lo sguardo, risalendo, si fissa meravigliato di fronte all’imbocco dello stretto con l’estrema punta siciliana di “Punta Peloro” (o Punta Faro). Insomma un dono della natura.
Scilla, quartiere di Chianalea
Pittoresco borgo con le sue case colorate che si affacciano direttamente sul mare, luogo caratteristico per la posizione delle case quasi sul mare. Risale all’epoca greca e romana ed è legato a leggende e miti, tra cui quello di Ulisse e le Sirene che si dice abbiano abitato queste acque. C’è anche un piccolo porto turistico che funge anche da ricovero delle barche dei pescatori.
Castello Ruffo di Calabria
Nel pomeriggio visitiamo il castello la cui struttura è quella tipica di una fortezza, oggi “Centro regionale per il recupero dei centri storici calabresi” e sede di mostre e convegni. Il castello ha origini antiche, risalenti probabilmente al periodo normanno, nel corso dei secoli ha subito diverse modifiche e ristrutturazioni. È stato utilizzato come fortezza militare e residenza nobiliare. Durante il periodo medievale, il castello giocò un ruolo cruciale nella difesa della costa calabrese dalle incursioni nemiche. Durante l’estate, il castello ospita eventi culturali, concerti e manifestazioni
Reggio Calabria, vista sullo stretto e sulla Sicilia
Verso Messina
La serata e la nottata la trascorrriamo a Reggio Cal. ed il mattino successivo ci imbarchiamo a Villa San Giovanni per Messina
L’imbarco a Villa San Giovanni è abbastanza veloce e in poco più di mezz’ora siamo sul suolo siculo. Bello lo scenario che si vede dal ponte della nave.
La ricordo ancora, la Vespa 125, mio papà con il basco in testa e il cappotto ed io in prima fila in piedi, avevo 5 anni con il cappellino e copri orecchie. Il casco era ancora sconosciuto.
Da giovane ho sempre utilizzato motorini, vespe e, quando le condizioni economiche me lo hanno permesso, anche una moto della quale provo emozione a ricordarla e con la quale ho trascorso i begli anni della mia gioventù…una bellissima Suzuki 380 GT, uguale a quella in foto. Purtroppo le poche foto che avevo sono andate perse.
Era una moto leggera e scattante, con un motore a due tempi, tre cilindri in linea e con raffreddamento ad aria ma che dopo pochi anni non venne più costruita per l’utilizzo dei motori a quattro tempi, più efficienti e meno inquinanti (allora, oggi è diverso).
Dallo Scooter alla moto…
Il tempo corre. Qualche tempo fa, dopo vari anni di impegni di lavoro e familiari, durante i quali ho comunque utilizzato uno scooter Foresight 250 della Honda, alcuni amici mi hanno invogliato ad acquistare una moto. Così fu, il sopito desiderio di andare in moto si risvegliava.
Suzuki V Strom 650
Ho optato per un segmento che mi consentisse di utilizzarla anche per medi o lunghi viaggi. Dopo averne provate alcune la scelta cadde sul V Strom 650, una moto di seconda mano, sulla quale mi sentii perfettamente a mio agio, una moto che si rivelò leggera, affidabile, potente quanto bastasse e soprattutto risparmiosa (26 Km per lt)
Suzuki V Strom 1000
Dopo un anno e 15.000 Km sentii il desiderio di salire un po’ di cilindrata soprattutto per mantenere una maggiore velocità di crociera sui lunghi tragitti e, inutile naconderlo, provare qualche cavallo in più.
Presi la Suzuki V Strom 1000. Moto più robusta nell’erogazione di potenza e dotata di componenti elettronici che in alcuni casi fanno davvero la differenza, in particolare il controllo di trazione che più di una volta mi salvato da eccessivo entusiasmo. Anche se agli inizi ebbi problemi nella guida in città a causa della maggiore pesantezza, soprattutto da fermo. piano piano mi ci son abituato anche se con qualche caduta da fermo.
Suzuki V Strom 1050 XT
A tutt’oggi possiedo il Suzuki V Strom 1050 XT. E’ una moto ancor più elaborata della precedente, anche se non di molto. Rispetto al 1000 ha perso un po’ di coppia ai bassi regimi ma li ha recuperati agli alti, ciò ha comportato un migliore tenuta in autostrada. Sicuramente è leggermente più gestibile nelle manovre strette e, cosa ottima, piega meglio in curva. Una cosa che non ho gradito è il display in b/n del quadro comandi, di difficile letturara se non si hanno almeno 10/10 di vista. Comunque la nuova versione 1050 DE è migliorata sotto questo aspetto montando un display a colori e più leggibile.