La Suzuki V Strom 1050, una moto che dà grandi soddisfazioniin ogni situazione
Un breve racconto
Il viaggio era iniziato e la soddisfazione farlo in compagnia della nipote che condivide la mia stessa passione, girovagando immersi in un paesaggio emozionante, mi ha gratificato molto.
Le stavo quasi sempre a ruota, a volte con fatica. L’andatura era tranquilla con qualche accelerazione da “pista”, dove possibile. E’ risaputo, la differenza di età si manifesta anche nei comportamenti a volte impulsivi e privi di quell’attenzione all’imprevisto, caratteristici della giovane età. La contrapposta attitudine, invece, tipica di chi ha maggiore esperienza (o pensa di averla), è quella di immaginare sempre un possibile pericolo dietro ogni…curva. Bene, questi aspetti esistenziali mi hanno accompagnato per buona parte della giornata. Mi è venuto naturale, quindi, esercitare una maggiore attenzione alla guida da parte della “giovinetta”, affinché non aprisse troppo la manopola del gas, entrasse veloce in curva o facesse qualche sorpasso azzardato, nella speranza, poi, di poter essere utile suggerendole consigli corretti.
Beh, tutto questo non è accaduto. La “giovinetta” ha sempre guidato con molta attenzione delle norme stradali, evidenziando, inoltre, una naturale padronanza e dimestichezza del mezzo.
Alla fine del viaggio, a fronte delle mie attenzioni alla “sua” guida, mi son sentito dire: “eh… zio, quel sorpasso di poco fa non lo fare più, era sbagliato ed hai rischiato la pellaccia, la prossima volta starò io dietro” .
Aveva ragione. Lo ricordo perfettamente, un attimo di senile euforia avrebbe potuto porre fine a tutte le mie certezze ed esperienze pregresse.
Valentina con la sua Ducati Scrambler 800
Strade in ordine e cipressi onnipresenti in perfetta fila ti osservano severi e con grande dignità
Il territorio
Questo giro di pochi chilometri l’ho realizzato quest’estate assieme a mia nipote Valentina, con la sua Ducati Scrambler 800 flat track, alla quale non è facile star dietro.
Il tragitto si trova tra le provincie di Arezzo e Siena, lambisce la Val di Chiana sino alla zona del Chianti Classico.
Il percorso parte da Montevarchi, si inerpica su per le colline sino a Cavriglia e prosegue per Volpaia. Il ritorno è uguale al precedente salvo una sosta a Radda in Chianti. Il territorio è conosciuto per la sua bellezza paesaggistica, caratterizzata da colline dolci, campi coltivati, vigneti e oliveti; si possono trovare numerosi borghi medievali e città storiche che testimoniano la ricca storia della regione. L’area è anche famosa per la sua cucina tradizionale toscana e per i grandi vini.
Strade Collinari
Le strade di questa parte della Toscana offrono un’esperienza affascinante per gli amanti delle moto, con paesaggi mozzafiato, curve panoramiche e la possibilità di esplorare i pittoreschi borghi della zona.
Queste strade offrono una vista panoramica sulle colline e i campi circostanti. Le curve sinuose e la varietà di paesaggi rendono questi percorsi una scelta eccellente per un’emozionante avventura in moto. Sono strade abbastanza impegnative, ma divertenti sia per il manto stradale, sempre ben tenuto, che per le frequenti curve a corto-medio raggio che non richiedono frequenti scalate di marcia, garantendo quindi un’andatura costante anche in curva.
Strade interne. non sempre accessibili però.
Se si presta attenzione è possibile deviare su diramazioni di strade più piccole, sterrate, che permettono, se non espressamente vietato, di godere di una guida ancor più tecnica e panoramica attraverso suggestivi paesaggi.
Radda in Chianti
Radda in Chianti è un affascinante comune situato nella provincia di Siena, noto per essere uno dei principali centri del famoso territorio vinicolo del Chianti.
Il centro storico di Radda conserva il suo carattere medievale con strette stradine lastricate, case di pietra e una piazza centrale animata. La Chiesa di San Niccolò è una delle attrazioni principali, con la sua architettura storica e la vista panoramica sulla campagna circostante.
Radda in Chianti. Prepositura di San Niccolò (stile neogotico) con la fontana del Leone
Radda è celebre anche per la produzione del vino “Chianti Classico”. La gastronomia locale riflette la tradizione toscana, con piatti abbondanti e sapori autentici.
Volpaia
Volpaia è un incantevole borgo situato nel cuore del Chianti. Questo piccolo paese medievale è noto per la sua architettura ben conservata, le strette strade lastricate e la posizione panoramica che offre splendide viste sulle colline circostanti coperte da vigneti e oliveti.
Il borgo conserva il suo carattere storico medievale, con case di pietra e vicoli che conducono a una piazza centrale. La Chiesa di San Lorenzo, situata nella piazza, è un esempio di architettura medievale.
Il nucleo del borgo è dominato dal Castello di Volpaia, che risale al XII secolo. Oggi, il castello è stato restaurato e convertito in una struttura che include una cantina vinicola, un ristorante e alcune residenze private.
Un cotributo di Valentina
Caro zio, come sai ho iniziato tardi l’avviamento alla moto ma sono convinta che tutto nella vita arrivi al momento giusto. Ho faticato un po’ a trovare la moto del mio cuore, quella che per me sarebbe potuta diventare il mezzo perfetto per scoprire il mondo. Questa moto mi sta dando tante soddisfazioni. Essendo io “diversamente alta”, cm. 162, questa tipologia. lo Scrambler, mi calza a pennello. Ha l’altezza ottimale ed il suo peso accettabile riesce a farmi sentire molto tranquilla, soprattutto nelle manovre da fermi.
E’ una moto che consiglio a tutte le diversamente alte come me che vogliano iniziare a vivere questa passione e che, in ogni caso, prenotino dei test su strada prima di decidere l’acquisto.
Amo molto questa terra di Toscana e son contenta che lo sia anche tu. Ogni angolo di questa splendida regione ha qualcosa da regalarti con cui riempire gli occhi e lo spirito di meravigliosi panorami che spesso riescono anche lenire alcuni giorni difficili. Ho imparato che non è la velocità a farmi apprezzare la moto e quello che ho intorno, ma il valore del viaggio in sè e non la fretta di raggiungere una meta.
Concludendo, il percorso, assieme a mille altri, interessante sia per gli amanti motociclisti cosiddetti “tecnici” che per quelli che, oltre alla passione per l’andare semplicemente in moto, vogliano godere anche dei panorami e di tutto ciò che questo territorio offre, anche per una sola giornata di tranquilla moto-turistica vacanza.
✋🏽 🚦 Alcuni accorgimenti di guida
Prima di intraprendere il viaggio, soprattutto se in autunno o inverno, è consigliabile verificare le condizioni delle strade e rispettare tutte le norme di sicurezza. Come in tutti i percorsi collinari o di montagna, ricchi di curve e corsie strette, c’è sempre il rischio di andare oltre la linea di mezzeria. Occhio quindi ai limiti di velocità.
Godersi la guida in moto attraverso questa regione offre un’esperienza indimenticabile, tra la bellezza naturale e il fascino storico della Toscana. Queste strade in genere non sono molto traficate, tuttavia è “salutare” mantenere rigidamente la propria destra a causa delle molte curve e di possibili invasioni di corsia di sciagurati “automobilisti e/o motociclisti “piloti” che procedono ad alta velocità in senso opposto.
Il Borgo, da tempo abbandonato, nonostante sia una ammasso di ruderi fagocitato in buona parte dalla vegetazione, suscita un certo interesse e porta il pensiero ad antiche presenze e civiltà, in primis quella Etrusca, come testimoniano i ritrovamenti di alcune tombe nei dintorni e successivamente a quella Romana per la presenza di archi a sesto acuto nelle costruzioni.
Il luogo si trova su un’altura. Al culmine ci si trova davanti alle rovine della città
Le poche notizie circa le certificate origini riportano ad un rogito notarile (anno 1003) con il quale si donavano, da parte della chiesa, a quattro monasteri romani “quattro piccole porzioni di vigna” che si trovavano nel territorio di Selva Candida in Galeria. Da allora il sito prosperò tra alterne vicende passando di mano in mano tra i rappresentanti di nobili casate sino ai primi anni del 1800 allorquando il luogo venne abbandonato, pare in tutta fretta, a causa di epidemia da malaria. I pochi abitanti rimasti si trasferirono poco lontano fondando un nuovo borgo chiamato “Santa Maria di Galeria”
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Per la visita sono consigliate scarpe adatte e non stivali da moto, infatti bisogna camminare su sterrato ricco di pietre e passare attraverso rovi e vegetazione. Attenzione anche alle buche nascoste e di una certa profondità. In ogni caso il posto merita davvero una visita.
Un sentiero conduce al fiume Arrone che scorre ai piedi della rocca.
Il fiume Arrone e l’antico frantoio
Borgo nuovo di S.Maria di Galeria
Finita l’escursione si ritorna al luogo dove abbiamo lasciato le moto, cioè alla bella e secolare Piazza/Borgo di “S.Maria di Galeria”. Di essa si ha notizia a partire dal 1200 circa. E’ anch’esso un luogo che da’ subito il senso di nostalgia del passato sia nella struttura che nei manufatti ma, ahimè, anche nello stato di abbandono. Il luogo meriterebbe davvero qualche investimento per riportarlo agli antichi splendori.
Entrando, attraverso un ampio ingresso, si scopre una bella piazzetta attigua e qui, fortunatamente, la percezione di decadenza viene meno per la presenza di un magnifico santuario, di un museo adiacente e dei sotterranei del Santuario.
Al suo interno si trova lo stupendo Santuario di Santa Maria in Celsano le cui radici risalgono all’anno 1000. Un piccolo ma veramente interessante museo è adiacente alla chiesa, da visitare per conoscere la storia del Santuario, del Borgo. Uscendo si possono visitare i sotterranei.
I sotterranei
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Il museo
Come ci si arriva
Uscendo dal GRA, imboccando l’Aurelia, poi via dell’Arrone e quindi via S. Maria di Galeria si percorre l’agro romano. Il panorama è bello e pare di entrare in un’altra dimensione di stile settecentesco e infatti diversi film sono stati girati girati in questi luoghi.
via dell’Arronel”Agro Romano
La strada è strettina ma con un buon asfalto e ricca di curve. Si viaggia bene ma stando molto attenti alla velocità e soprattutto mantenendo la propria destra.
In rosso il percorso a piedi
Nuove informazioni potranno essere aggiunte a questo articolo
Viaggiare è andare oltre gli stereotipi del “sentito dire”, del giudicare senza comprendere.
Con Maurizio abbiamo deciso di visitare Celleno, un paese che si trova a pochi chilometri dal lago di Bolsena. Ci mettiamo subito In sella alle nostre moto.😄
Dove andiamo oggi?
Due grandi moto!
Guidiamo due V Strom, la 650 e la 1050, due infaticabili “mangia Km.”, alla maggiore potenza della 1050 fa da riscontro una maggiore gestibilità della 650 in quanto più leggera, ma le velocità di crociera in questo genere di viaggi sono trascurabili. La 650 però è più gestibile nelle strette strade dei borghi che richiedono manovre da fermi.
Qualche info sui percorsi scelti
La Cassia, quella originale, che va da Roma a Firenze, in periodi preistorici era una direttrice di spostamento delle popolazioni in direzione nord-sud e la Veientana rappresentava il primo tratto di congiunzione tra Roma e Veio. Percorriamo quella nuova, Cassia SR bis o Vientana, inaugurata negli anni ‘70, è una variante costruita al fine di ridurre il traffico per un buon tratto della Cassia SS2 ad unica carreggiata.
Di solito, quando possibile, evitiamo le autostrade ed oggi è uno di quei giorni: decidiamo di prendere la Cassia Veientana (SR2 bis), che, si spera, sia meno trafficata della principale, via Cassia (SS 2). Fortunatamente il traffico è scarso e l’andatura è… a filo di codice, ma sempre con gli occhi attenti a non superare i limiti, del resto gli autovelox frequenti ce lo ricordano. Al bivio per Cesano, dopo circa 15 Km, ci si immette sulla Cassia.
Il tragitto è lineare, dall’uscita del GRA e per un buon tratto si viaggia in doppia carreggiata. Insomma in 1h30’ si raggiunge Celleno. Scegliendo l’autostrada, invece, occorre uscire ad Orte e poi…seguire un navigatore.
Stiamo per entrare nel territorio della Tuscia (Etruria) dove sono visibili e ben conservati siti antichissimi. Passare dalla città alla campagna con i suoi enormi spazi ed i numerosi borghi tipici della Tuscia è come effettuare un veloce e sorprendente salto spazio-temporale di parecchi secoli il cui effetto è una forte sensazione di libertà.
Celleno
Celleno vecchia, come altre località del Lazio, è definito "borgo fantasma" a causa dell’abbandono negli anni ‘50. Le cause dello spopolamento, lentamente iniziato molti secoli prima a causa di frequenti terremoti, sono da imputare all’erosione e dalle frane del fondo argilloso su cui poggia il borgo che rendono le abitazioni pericolosamente instabili. Al di là di qualche abitazione e dei ruderi rimasti spicca il Castello degli Orsini.
La cittadella nei secoli fu terra di conquista per la sua posizione strategica, teatro di lotte tra Guelfi e Ghibellini, si alleò con Viterbo contro Orvieto. Fra le diverse nobili famiglie di cui fu possedimento, l’ultima, degli Orsini, fu la più nefasta per via delle lotte contro la Chiesa la quale, successivamente, fu proprietaria sino all’Unità d’Italia nel 1870.
Inglobato nel borgo si trova il Castello degli Orsini, un edificio nobiliare e fortezza, che domina ciò che resta del paesaggio medievale. Purtroppo non è possibile visitarlo. Interesssante sapere che nel 1973 il Castello venne acquistato da Enrico Castellani, pittore di fama mondiale, in cui visse gli ultimi anni sino alla morte nel 2017
Navelli
Uno sguardo anche all'interno del borgo dove è allestita un'esposizione di antichi attrezzi di lavoro.
Suggestiva la piazza del Mercato con alcuni palazzi ancora in piedi e la Chiesa di San Carlo. All’interno della Chiesa si trova un crocefisso del ‘600; l’esterno offre la vista di un bel portale del ‘500.
Oltre al castello un altro interessante luogo è il Convento di San Giovanni Battista, XVII secolo, che si trova più in basso, sulla strada. Molto bello il chiostro affrescato ed i giardini annessi.
Qualche indicazione culinaria
In genere, per dedicare più tempo alla visita dei posti ci portiamo il pranzo al sacco ma non disdegniamo un buon pranzetto quando lo riteniamo necessari. Oggi la visita è durata circa 3 ore, decidiamo quindi di rimetterci in viaggio verso il vicino lago di Bolsena.
Arrivati propongo di andare a pranzo in uno dei tanti locali lungo il lago. Dato che c’ero già stato. propongo di raggiungere il ristorante “Da Peppe Il Pescatore“.
Un bel posto e la cucina è semplice e saporita. Linguine al coregone e per secondo… coregone al limone. Pranzo leggero come si conviene quando si viaggia in moto. Il rapporto qualià-prezzo è ottimo. La giornata feriale di ottobre è splendida, troviamo pochissima gente. Il luogo è molto bello e decidiamo di fare un’ulteriore sosta con passeggiata lungo le rive del lago.
Prima di giungere alla Certosa siamo stati ad Anagni, bella città della quale scriverò in un altro post perchè ci vorrei tornare per avere più tempo di visitarla.
Ringrazio molto i miei compagni di viaggio, Antonio e Fiorenzo, con i quali condividere l’andare con le due ruote, ammirare le bellezze architettoniche, paesaggistiche, artistiche, culinarie è una bella esperienza. Grazie alle sempre fertili idee di Antonio abbiamo trascorso anche stavolta una bellissima giornata tra il verde, l’arte e il buon cibo.
Tre uomini in moto
Cercherò di dare una descrizione non certo approfondita che spero sia di stimolo per chi legge ad andarci personalmente.
Il nome “Certosa” deriva dal nome del monastero francese “Grande Chartreuse” in cui l’ordine monastico dei Certosini fu fondato nel 1084 da san Brunone. Nella sua aggettivazione il termine è sinonimo di “gente solitaria, rigorosamente riservata e dedita al lavoro, anche da amanuensi, e alla preghiera.
“Trisulti” deriva dal nome del castello dei Colonna, “Trisalto”, situato al centro di tre alture i cui valichi consentivano l’accesso in tre diverse province: “Campagna” “Abruzzo” e “Regno di Napoli”.
La Certosa ed il territorio su cui fu costruita è, come tanti luoghi del nostro paese, un posto in cui ritrovare le nostre tradizioni ed effettuare una riflessione di ciò che potremo perdere continuando a sperperare risorse e depredando la natura. E’ un luogo dove ci si può rilassare godendo allo stesso tempo dei tesori del passato che lo spirito e la mano dell’uomo hanno saputo realizzare nel rispetto dell’ambiente circostante.
Per chi ama andare in moto, oltre al divertimento provato nell’affrontare curve, rimanere sempre concentrato su come applicare la tecnica di guida sicura, godere dei paesaggi visti da un’altra prospettiva, scambiarsi, anche nel viaggiare, gesti di piacevole condivisione con i propri compagni, arrivare in posti come questo rappresenta un punto intermedio di un viaggio che non ha mai fine. Al senso di libertà insito nel mezzo che amiamo guidare si aggiunge lo stupore dell’opera della natura che l’uomo trasforma da secoli rendendola funzionale alle proprie esigenze. Oggi, ahimè, stiamo maturando anche un’amara consapevolezza, che tutto questo possa essere perso in poco tempo svalutando quanto fatto da chi ci ha preceduti e rendendo la vita difficile a chi ci succederà. Lo sfruttamento del suolo, l’inquinamento delle acque e dell’aria, l’abbandono delle aree rurali e via dicendo, rappresentano l’altra faccia della medaglia dell’opera dell’uomo.
L’impressione che abbiamo avuto di fronte al bellissimo giardino ed agli orti magistralmente coltivati, all’incredibile bellezza della farmacia settecentesca (spezieria, fra le più antiche al mondo), di fronte ad una importante biblioteca di Stato ricca di libri preziosi ed alla magnificenza della chiesa di San Bartolomeo nella quale si notano subito due file di magnifici cori lignei, è stata di stupore e di grande soddisfazione. Al suo interno abbiamo apprezzato con curiosità, fra le mille cose attraenti, un orologio a pendolo del ‘700 con la figura di Dio che ci guarda…muovendo gli occhi 😳 ed alcuni dipinti che sembra abbiano tre dimensioni.
L’orologioTrisulti, tromp oleil
Eh si, ci è toccato anche stavolta il sacrificio di mettere le gambe sotto alla tavola apparecchiata. Anche questa è stata una bella esperienza che si rinnova di viaggio in viaggio, del resto l’arte in alcuni casi va anche assaporata 😜
Poco distante dalla Certosa ci siamo fermati al Ristorante “Capofiume“, visibile ingrandendo la cartina stradale in basso. Il locale è adiacente al corso del fiume ed è molto rilassante per riposarsi un po’. Abbiamo optato per un pranzo leggero, perchè in moto non è bello appisolarsi, ad un prezzo sicuramente abbordabile.
Per arrivarci abbiamo seguito il percorso sotto indicato. Il tempo necessario è di circa un’ora. Le strade sono abbastanza buone, ma ormai non ci fidiamo più di tanto e avanziamo sempre stando attenti alle patrie buche e malformazioni varie dell’asfalto.
Penso che questo video contribuisca a rendere meglio l’idea dei luoghi visitati e dell’allegria sprigionata dalla condivisione della passione motociclistica. Tutto questo grazie anche alla straordinaria e simpatica “napoletanità” dei miei amici Fiorenzo e Antonio, grande attore il primo e grande appassionato di arte e bellezze naturali, il secondo.
Ringrazio molto gli amici di Amorosi (BN) con i quali, ormai da tempo, condivido la passione per la moto e per i viaggi. Le nostre due ruote, in questa estate del 2022, ci portano nel Salento. In verità la Puglia è stata una seconda scelta, un piano “B”, in quanto si era deciso di andare in Trentino ma le previste non ottimali condizioni meteo ci hanno spinto a cambiare itinerario. Il cambio di rotta si è rivelato una scelta di serie “A” avendo, fra l’altro, goduto di giorni molto assolati. Il Salento è una bellissima regione da visitare in moto. Ci sono molte strade panoramiche che portano a scoprire spiagge, paesaggi naturali, piccoli borghi caratteristici e arte in abbondanza a ricordo di antiche storie.
Il programma, a differenza del precedente in Sicilia, di tipo lineare, prevede un punto fisso, Martano, dove fermarci a dormire e da cui partire giorno per giorno
Abbiamo visto e frequentato bellissime spiagge, scogliere e villaggi di pescatori da Otranto a Gallipoli come a Santa Maria di Leuca e Porto Cesareo. L’interno della penisola è altrettanto interessante, sia per i percorsi stradali motociclistici che per i paesaggi rurali e gli antichi borghi.
La particolare conformazione di alcuni tratti di costa favoriscono varie attività ludiche, alcune pericolose.
Locorotondo
La città in cui ci fermiamo prima di raggiungere Martano è famosa per la sua architettura tipica della Valle d’Itria, caratterizzata da case con tetti conici in pietra chiamate “trulli”.
I caratteristici Trulli
Questi edifici erano originariamente utilizzati come capanne dai contadini e come depositi per il grano e altri prodotti agricoli. La storia di Locorotondo risale all’epoca messapica, quando la zona era abitata dai Peuceti. Durante il periodo romano, la città era conosciuta come Locus Rotundus, che significa “luogo rotondo”, a causa della sua forma circolare. Nel Medioevo, Locorotondo divenne una città importante nel Regno di Napoli e successivamente passò sotto il controllo degli Sforza, dei Borboni e del Regno d’Italia
Locorotondo è una città situata nella regione italiana della Puglia
Locorotondo è la prima tappa. La durata della visita è di circa un’ora e mezza tra palazzi storici, chiese barocche, medievali e seicentesche, magnifici scorci, botteghe artigianali e terrazze panoramiche. Veramente un borgo magnifico. Abbastanza stanchi ci fermiamo a dissetarci ad una fontanella posta nel centro della piazza del paese prima della salitina che porta su in paese. Ci siamo rifocillati alla fresca ombra di un albero di non so a quale specie botanica appartenga e, alle 14 in punto, imbocchiamo di nuovo l’autostrada, uscita Lecce per raggiungere la nostra tanto agognata meta.
Martano
Martano è la cittadina prescelta dove alloggiare e da cui partire giorno per giorno per raggiungere gli altri luoghi. E’ una cittadina che ha visto una crescita del turismo grazie alla bellezza del suo centro storico e alla sua posizione strategica vicino alla costa adriatica e alle principali città della Puglia.
Martano
Il centro storico di Martano conserva ancora numerose testimonianze del suo passato medievale, tra cui la chiesa di San Pietro, il castello e le mura difensive. Abbiamo scelto il B&B “Borgo in Corte” composto da miniappartamenti indipendenti e molto confortevoli in una zona centrale.
Il centro storico di Martano conserva ancora numerose testimonianze del suo passato medievale, tra cui la chiesa di San Pietro, il castello e le mura difensive.
Abbiamo scelto il B&B “Borgo in Corte” composto da miniappartamenti indipendenti e molto confortevoli in una zona centrale.
Il bel quartiere dove abbiamo soggiornato
Prima di ogni partenza un’abbondante colazione favorisce il buon umore e lo sviluppo di nuove idee (;-)…
…il bar Stella, in basso, dove trascorrere le nostre serate di relax e bere qualcosa di fresco, famoso per i suoi dolci meravigliosi ed il Bar/Pasticceria. Dopo cena è il luogo che ci ha visti ogni sera a discutere tra noi della giornata trascorsa e a fare quattro chiacchiere con le affabili persone del luogo.
Lecce
La città ha una storia antica risalente all’epoca romana ed era conosciuta anche col nome di Lupiae. Fu abitata nel Medioevo dai bizantini, dai normanni, dagli svevi e dagli angioini.
Lecce è famosa per il suo stile architettonico Barocco Leccese. Questo stile, similmente a quello siciliano, di cui ho scritto nel precedente articolo sul viaggio in Sicilia, si sviluppò nei secoli XVII e XVIII. E’ caratterizzato da decorazioni elaborate e grottesche di angeli e figure umane, intagli di fiori, frutti e altri motivi naturali scolpiti sulla pietra locale, dal colore dorato, chiamata “pietra leccese”
Considerata l’emblema del barocco leccese, la Basilica di Santa Croce è una tra le chiese più importanti ed ammirate di Lecce. Si cominciò a costruire questa immensa fabbrica religiosa a partire dal 1549. Sulle due porte laterali, invece, vi sono gli stemmi di Santa Croce e dell’Ordine dei Celestini, il cui ex convento affianca e prolunga la chiesa.
Basílica di Santa Croce e l’ex Convento dell’Ordine dei Celestini
Interno chiesa e, sotto,il cortile di un magnifico palazzo nobiliare
E dopo tanto camminare un po’ di riposo e di frescura…
Melpignano
Nel pomeriggio alle 18 siamo in partenza per Melpignano, il paese conosciuto nel mondo per aver dato i natali al famoso ballo della Taranta.
Visitiamo il bel centro storico, la chiesa di an Giorgio che è un bellissimo monastero benedettino e il palazzo Marchesale.
Chiesa S. Giorgio e danzatori di Taranta(Mia personale composizione della foto)
Palazzo Marchesale
Da Martano a S. M. di Leuca
Il percorso che ci porterà a S. M. di Leuca costeggia a tratti il mare Adriatico. Le strade sono in buone condizioni, sia le provinciali che quelle secondarie sebbene con maggiore traffico queste ultime.
Durante il tragitto abbiamo effettuato delle soste alla Grotta della Poesia, la cava di Bauxite, al Ponte Ciolo e quindi S. M. di Leuca
Le Grotte della Poesia
Sono una serie di piscine naturali e grotte marine situate lungo la costa. Sono state formate dall’erosione delle rocce calcaree da parte del mare e del vento. Sono caratterizzate da acque cristalline e da formazioni rocciose spettacolari. La piscina principale, che è la più grande delle Grotte della Poesia, è stata considerata una delle dieci piscine più belle al mondo (così ho letto!)
Il sito è caratteristico e indubbiamente bello da vedere e da utilizzare per fare qualche rigenerativo bagno. E’ naturale quindi che nel tempo abbia dato origine a suggestivi racconti circa la sua stessa esistenza.
Narrazioni sul luogo… Pare, infatti, che in epoche passate una bellissima principessa facesse frequentemente il bagno nel luogo e tantissimi poeti e scrittori, affascinati da tanta bellezza, si recassero di proposito nella speranza di vederla e di trovare l’ispirazione per scrivere i loro versi.
A giudicare dalla foto in basso che ho scattato, uno di essi, chissà, pare non sia andato più via, rimanendo comodamente seduto all’ombra nella vana speranza di rivederla, prima o poi, in carne e ossa (:-)
Oltre ad essere una meta turistica popolare per i bagnanti e gli appassionati di fondali marini, le Grotte della Poesia sono anche un importante sito archeologico, dove sono stati rinvenuti reperti risalenti all’età del Bronzo e all’epoca romana. Il sito è stato oggetto di scavi archeologici dal 1956, che hanno portato alla luce i resti di un antico insediamento preistorico e romano.
La cava di Bauxite
Parcheggiamo e ci inoltriamo in aperta campagna dove un prato stepposo arso dal sole fa da sfondo ad un paesaggio lunare. Seguiamo un gruppo di turisti anch’essi diretti da quelle parti.
Dopo qualche centinaia di metri ci troviamo di fronte un paesaggio molto suggestivo, un laghetto all’interno di un cratere di colore rosso. Il colore dell’acqua è fantastico e il colore rossastro del terreno lo fa risaltare ancora di più. Le acque al suo interno sono color verde smeraldo, una sensazione davvero unica nel vedere quello spettacolo della natura. In realtà il laghetto si è formato negli anni successivi alla chiusura del sito in quanto il suolo è ricco di falde acquifere.
La cava di Bauxite risale agli anni ’40 del secolo scorso ed è stata sfruttata sino al 1976. La Bauxite, da cui si ricava l’alluminio, ha rappresentato per anni una fonte di sostentamento della popolazione locale.
Ponte “Ciolo”
Percorrendo la litoranea adriatica SP358 si attraversa il ponte Ciolo, il cui significato è “Corvo”, dal dialetto “Ciola” cioè Gazza Ladra. La caratteristica del luogo non è il ponte in sè, pregevole peraltro come soluzione ingegneristica a quasi 30 mt di altezza, ma il sottostante bellissimo panorama che merita una sosta.
Si tratta di un’insenatura rocciosa dove una lingua di mare si insinua caratterizzando il tratto di costa.
La zona è frequentata da bagnanti che dall’alto sembrano sospesi al di sopra di un fondale roccioso tanto l’acqua è limpida e dai colori che vanno dal verde all’azzurro.
Ovviamente ci fermiamo e, dopo aver fatto un bel po’ di foto, ci sediamo al bar del luogo per ristorarci con un buon caffè.
Percorrendo la litoranea adriatica SP358 si attraversa il ponte Ciolo, il cui significato è “Corvo”, dal dialetto “Ciola” cioè Gazza Ladra. La caratteristica del luogo non è il ponte in sè, pregevole peraltro come soluzione ingegneristica a quasi 30 mt di altezza, ma il sottostante bellissimo panorama che merita una sosta.
Si tratta di un’insenatura rocciosa dove una lingua di mare si insinua caratterizzando il tratto di costa.
La zona è frequentata da bagnanti che dall’alto sembrano sospesi al di sopra di un fondale roccioso tanto l’acqua è limpida e dai colori che vanno dal verde all’azzurro.
Ovviamente ci fermiamo e, dopo aver fatto un bel po’ di foto, ci sediamo al bar del luogo per ristorarci con un buon caffè.
S. Maria di Leuca
Proseguiamo verso Santa Maria di Leuca (il cui significato è “bianco” – dal greco “leucos”). Il nome del luogo comprende la Basilica di Santa Maria de Finibus Terrae con il faro e la marina di Leuca. La costiera ci dona tutti i suoi cangianti colori, una leggera brezza mitiga quel clima rovente. Ci fermiamo per ammirare lo spettacolo e salutiamo, dall’alto della brulla montagna che scende ripida a mare, quella lingua di terra che si intravede all’orizzonte e che ha fatto conoscere al mondo intero la filosofia, la matematica e la democrazia: La Grecia.
Santa Maria di Leuca è borgo ricco di storie e leggende e impreziosito da una costa spettacolare. La storia risale all’epoca romana, quando la zona era utilizzata come approdo per le navi. In seguito, nel periodo bizantino, fu costruita una chiesa dedicata a Santa Maria de Finibus Terrae (Santa Maria ai confini della terra), che sarebbe poi diventata la cattedrale di Santa Maria de Leuca.
Durante il Medioevo, la zona fu contesa tra i Normanni e i Bizantini, finché nel 1480 fu conquistata dai Turchi. Nel 1481, il territorio fu riconquistato dalla flotta veneziana guidata da Vettor Pisani.
Nel XVII secolo, la zona fu teatro di scontri tra i francesi e gli spagnoli, finché nel 1733 passò definitivamente sotto il controllo dei Borboni.
Nel corso del XIX secolo, Santa Maria di Leuca divenne un importante centro di scambi commerciali, grazie alla presenza di un porto naturale. Nel 1905 fu inaugurato il faro, che tutt’oggi è un importante punto di riferimento per i naviganti. Nel XX secolo, Santa Maria di Leuca divenne una meta turistica molto frequentata, grazie alle sue spiagge e alla bellezza del paesaggio circostante. Oggi, la frazione è una delle località balneari più famose e apprezzate del Salento.
Dopo un giro di “perlustrazione” a Leuca proseguiamo per…
…Castrignano del Capo e “Retrò casa Museo”
Sono le ore 13.00, i morsi della fame si fanno sentire e, nonostante abbiamo la mente e il cuore pieni di bellissime immagini, il vuoto stomaco inizia a farsi sentire con dei cupi gorgoglii. Domandiamo ad alcuni abitanti del luogo dove si possa mangiare qualcosa di particolare e ci indicano un paesino dell’entroterra dal nome sconosciuto, Castrignano del Capo.
Nel paese non c’è nulla di particolare tranne una vecchia masseria colonica che fa da angolo tra la strada principale e la piazzetta, ed al centro di essa un bellissimo mandorlo pieno di mandorle acerbe, con un’entrata ad arco ornato alle sue pareti di vecchissimi attrezzi agricoli.
Nel suo interno un cortile lastricato dove si respira l’aria dei villaggi di inizio ottocento. È il ristorante “Retrò casa Museo”, indicatoci a furor di popolo nella vicina Leuca. Ci accoglie il proprietario, un personaggio poco a la page che con modi amichevoli ci invita all’interno. Ci si mette a parlare come se ci conoscessimo da secoli, anche lui incuriosito da sei motociclisti non più giovanissimi che sono una presenza inusuale per il luogo, e nel frattempo ci porta i menù. Si fa subito amicizia e ci consiglia i migliori piatti da scegliere.
Clicca per ingrandire
Otranto
Otranto è posizionata nel tratto più orientale d’Italia su uno sperone roccioso a picco sul mare. L’Unesco ha riconosciuto al borgo antico di Otranto il titolo di patrimonio culturale in quanto “sito messaggero di pace”.
Abbiamo potuto ammirare tre incantevoli perle incastonate in uno scenario da favola. Il castello Aragonese del 1485, la cattedrale di Santa Maria annunziata del 1088 e la chiesa bizantina di San Pietro del X/XI secolo.
Cattedrale di Santa Maria Annunziata
Chiesa di San Pietro
Altare della Chiesa di S. Pietro
Il Castelllo Aragonese
Si va in giro per la cittadina ma la stanchezza si fa sentire. Ci si appisola…in qualsiasi posizione.
Gallipoli
In arrivo a Gallipoli, dopo aver posteggiato le moto, ci fermiamo di fronte alla fontana più antica d’Italia, la Fontana Greca, si trova presso il Ponte Antico ed è molto rovinata.Alta 5 m, su di essa sono rappresentati gli stemmi di Gallipoli, Carlo III Borbone e Filippo II. Ci sono tre scene mitologiche, le metamorfosi in fonti di Dirce, Salmace e Biblide.
Ai due lati della strada si affacciano sul mare una miriade di ristoranti e trattorie rinomatissime per i loro squisiti piatti a base di pesce, e non potrebbe essere altrimenti. Guardando di qua e di là ci avviciniamo al castello Aragonese.
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Bene, da domani si rientra a casa, non prima, però di fare una visitina a Ostuni
Ostuni
Abbiamo avuto poco tempo per conoscerla meglio, tuttavia la prima impressione vedendola da lontano è stata di stupore per la forte luce che emanavano le case tutte dipinte di bianco.
Video-sintesi
Questo è il video che raccoglie alcuni momenti del bel giro in moto che con i miei cari amici amorosini (Amorosi, provincia di BN) ho avuto il piacere di condividere.
Le musiche rock in sottofondo sono originali della band “5 Dogs”, della quale i miei due cuccioli…hem! i miei due figli, fanno parte.
Io, Emanuele e Salvatore, come sempre felici di andare in moto condividendo il valore dell’amicizia. Da Anzio ad Assergi il percorso scelto per brevità è su strade trafficate e autostrade che poco concedono alla guida…creativa 😄
Il giro in sintesi Il “vero“ giro in moto comincia da Assergi ed arriva a Navelli, sia per la bellezza del paesaggio che per il piacere di guidare tra le curve.
Provenienti da Roma usciamo dall’A16 al casello di Assergi e, attraverso la SS 17bis, della “Funivia del Gran Sasso e di Campo Imperatore”, ci dirigiamo verso Fonte Cerreto e, attraversando l’Altopiano di Campo Imperatore arriviamo a Castel del Monte non prima di esserci fermati per una breve sosta al “Ristoro Mucciante“. Da Castel del Monte lasciamo la SS17 bis e prendiamo la Provinciale 7 sino a Rocca Calascio, quindi la SP98 e poi la SS153 sino al grazioso paese di Navelli.
Un po’ di sterrato non guasta!
Dopo Assergi giungiamo a Fonte Cerreto, da qui il panorama comincia a diventare tipicamente montano con molte curve, scarse segnalazioni stradali, parapetti assenti, manto stradale a tratti un po’ malandato e con qualche chilometro non asfaltato ma con fondo compatto. come evidenziato dal video in basso.
La strada, se percorsa in condizioni meteo problematiche, necessita di molta attenzione, ma se asciutta o poco bagnata è molto bella da fare in moto.
Dopo circa 17 Km arriviamo al bivio per Campo Imperatore dove troviamo, purtroppo, un divieto di transito a causa, ci dicono, della neve alta e dei relativi lavori di sgombero, peccato, sarà per la prossima volta. Continuiamo il viaggio verso Castel del Monte.
Si viaggia a quota 1500 s.l.m. La strada sino al “Ristoro Mucciante” scorre placida sull’Altopiano circondato da catene di monti, quelli a sud sono più lontane ma ugualmente belle da vedere, con alte cime innevate e vasti pascoli che attirano continuamente lo sguardo distraendoci dalla guida, ragion per cui riduciamo di molto la velocità ed effettuiamo di tanto in tanto qualche breve sosta per scattare qualche foto. Successivamente, scendendo a valle, la strada diventa più…“curvaiola”.
Nora Winslow Keene
Sono Nora, procuratore impegnata nell’interesse pubblico a Denver. Sono laureata alla Stanford University.
Il nostro piccolo team è formato da persone motivate, attente ai dettagli e premurose verso i propri clienti.
Rocca Calascio è un’antica fortezza la cui architettura è di stampo medievale. E’ in una posizione che offre una bellissima vista del Gran Sasso e dei Monti della Laga. A seguito di un terremoto nel XVII sec. fu distrutta e, assieme al suo Borgo, fu ricostruita. Successivamente fu sede della Dogana le cui funzioni erano quelle di controllo della “mena”, passaggio, delle pecore durante la transumanza verso la Puglia ed anche dei prodotti della pastorizia. Ai piedi della rocca c’è il carino Borgo, un centro ormai disabitato ma attivo, infatti i suo valore è legato alle attività culturali e di ristorazione.
Navelli
Navelli è un bellissimo borgo medievale situato nella provincia dell’Aquila a circa 30Km da Rocca Calascio, è noto soprattutto per la produzione dello zafferano, una spezia preziosa che ha reso celebre il paese nel corso dei secoli.
Centro storico: Passeggiando per le strette vie lastricate del borgo, si possono ammirare case in pietra grigia, archi caratteristici e gradinate scavate nella roccia, che conferiscono a Navelli un’atmosfera autenticamente medievale
L’ultima parte, la 7/7, contiene il video-racconto degli otto giorni di viaggio nella meravigliosa Sicilia
Un viaggio desiderato da tempo e finalmente realizzato. Spero sia da stimolo a chi lo sogna ma non decide 🙄
ll 20 agosto del 2020, il triste anno del Covid, con due amici Antonio e Fiorenzo siamo partiti alla volta della Sicilia seguendo il percorso programmato che da Messina, attraverso la Val di Noto, Petralia Soprana, Cefalù ci ha portati a Palermo.
Si parte. Ci dirigiamo verso l’A1, svincolo di Caserta, passando sotto l’acquedotto Vanvitelli, presso la Valle di Maddaloni, costruito nel 1753 per convogliare l’acqua dalle sorgenti alla Reggia di Caserta. L’Acquedotto “Carolino” prende il nome da Carlo III di Borbone, re di Napoli e Sicilia nel XVIII secolo. Fu costruito per fornire acqua potabile alla città di Napoli e alle zone circostanti. La costruzione iniziò nel 1753 e fu completata nel 1762, esempio di architettura idraulica dell’epoca.
Proseguiamo poi verso l’A1 per immetterci sulla A30 SA-RC sino a quando, dopo 6 ore di viaggio, arriviamo a Scilla.
Scilla è magnifica. Incastonata tra i monti, il mare e, di fronte, alla Sicilia. Anche le moto, dopo tanti Km, meritano un po’ di riposo. Ci fermiamo nella zona alta del paese.
Scilla, parte alta con lo spettacolo dello Stretto di Messina
La piazza con la sua balconata ci offre una vista fra le uniche al mondo: in basso il disegno semicircolare della spiaggia di Marina Grande, delimitata, a sinistra, da Capo Pacì e a destra dal grande “scoglio” su cui si erge il castello. Lo sguardo, risalendo, si fissa meravigliato di fronte all’imbocco dello stretto con l’estrema punta siciliana di “Punta Peloro” (o Punta Faro). Insomma un dono della natura.
Scilla, quartiere di Chianalea
Pittoresco borgo con le sue case colorate che si affacciano direttamente sul mareluogo molto caratteristico per la posizione delle case quasi sul mare. Risale all’epoca greca e romana ed è legato a leggende e miti, tra cui quello di Ulisse e le Sirene, che si dice abbiano abitato queste acque. C’è anche un piccolo porto turistico che funge anche da ricovero delle barche dei pescatori.
Castello Ruffo di Calabria
Nel pomeriggiovisitiamo il castello la cui struttura è quella tipica di una fortezza, oggi “Centro regionale per il recupero dei centri storici calabresi” e sede di mostre e convegni. Il castello ha origini antiche, risalenti probabilmente al periodo normanno, nel corso dei secoli ha subito diverse modifiche e ristrutturazioni. È stato utilizzato come fortezza militare e residenza nobiliare. Durante il periodo medievale, il castello giocò un ruolo cruciale nella difesa della costa calabrese dalle incursioni nemiche. Durante l’estate, il castello ospita eventi culturali, concerti e manifestazioni
Reggio Calabria, vista sullo stretto e sulla Sicilia
Verso Messina
La serata e la nottata la trascorrriamo a Reggio Cal. ed il mattino successivo ci imbarchiamo a Villa San Giovanni per Messina
L’imbarco a Villa San Giovanni è abbastanza veloce e in poco più di mezz’ora siamo sul suolo siculo. Bello lo scenario che si vede dal ponte della nave.
Meravigliosa vista dell’imbocco dello Stretto di Messina
Agosto 2020
L’ultima parte, la 7/7, contiene il video-racconto degli otto giorni di viaggio nella meravigliosa Sicilia
Ripartiamo da Messina, anche qui autostrada sino a Siracusa. Suggestivo il paesaggio verso lo stretto con la Calabria di fronte che lentamente si allontana.
Siracusa
Il tempio di Apollo
Entriamo in Ortigia, l’isoletta che racchiude la parte più antica di Siracusa Essa è caratterizzata da stradine pittoresche, belle piazze e monumenti storici, come il Duomo di Siracusa, che sorge su un antico tempio greco, il Castello Maniace, una fortezza medievale e, appunto, il Tempio di Apollo del VI secolo a.C.. La sua costruzione rappresenta forse il primo esempio di tempio dorico, circondato da portici con colonne, della Magna Grecia. Ci fermiamo ad osservarlo.
Il Tempio di Apollo
Il Tempio di Apollo
Il tempio di Apollo
La sensazione, quasi tangibile, che le nostre origini siano legate a questi luoghi è forte ed in questa prospettiva quelle “pietre”, presenti da più di 2.500 anni, catturano l’attenzione ed il pensiero visualizza immagini fantasiose.
Piazza del Duomo
Raggiungiamo Piazza del Duomo.
La Cattedrale è di stile barocco e al suo interno, leggo, sono presenti alcune parti di un preesistente Tempio ionico dedicato ad Atena, forse l’unico esempio di tempio trasformato in chiesa cristiana
Ortigia, il Duomo
Palazzo Vermexio
La meravigliosa piazza, dai bagliori accecanti (mi ricorda alcune città del Salento) per i Siracusani è il simbolo della ricostruzione dopo il terremoto del 1693 ed è il risultato dell’insieme di bellissimi edifici religiosi e civili che la circondano, forse a testimonianza storica dell’equilibrio fra i due poteri.
Palazzo Vermexio, XVII secolo, esempio significativo dell’architettura barocca siciliana. Il nome “Vermexio” deriva dal termine latino “Vermexius”, che si riferisce a un antico proprietario del palazzo o a una famiglia che lo possedeva.
Ortigia, la piazza e Palazzo Vermexio
La Fonte di Aretusa
A poche centinaia di metri dal Duomo ci fermiamo alla Fonte Aretusa, il mitico specchio d’acqua dolce legato alle più lontane origini di Siracusa. All’interno della Fonte cresce spontaneo il papiro, pianta originaria dell’Egitto, da cui, già in antichità, gli Egizi ricavavano la carta dal colore avorio. La presenza della pianta impreziosisce ancora di più questo luogo in cui il papiro cresce spontaneo, unico posto in tutta Europa.
Il mito
“La ninfa Aretusa, siimbolo dell’acqua e della freschezza, per sfuggire alle attenzioni di Alfeo, un dio fluvialeperdutamente innamorato di lei, si rifugiò nell’isola di Ortigia. Qui chiese aiuto a Artemide che, mossa dalla pietà, la trasformò in fonte. Intanto Alfeo, figlio del dio Oceano, personificazione del fiume Peloponneso, a sua volta, chiese a Giove di essere trasformato in fiume e caosì poté raggiungere e ricongiungersi alla sua amata”
Significati del mito
Il mito rappresenta il legame tra l’acqua e la vita, la fertilità e la rinascita.
La sorgente di Aretusa è considerata sacra e ha un’importanza storica e culturale per Siracusa, simboleggiando la connessione tra la città e le sue risorse naturali. In questo senso, il mito di Aretusa insegna anche il valore della natura e la necessità di rispettarla e proteggerla.
Tramonto da Largo Aretusa – by Antonio
Salutiamo Siracusa con questa bella foto sul tramonto scattata da Antonio, domani ci aspettano nuove meraviglie.
Agosto 2020 – L’ultima parte, la 7/7, contiene il video-racconto degli otto giorni di viaggio nella meravigliosa Sicilia
In meno di un’ora siamo a Noto.
Arrivati, seguiamo il navigatore per raggiungere il B&B. Ricordo di essere rimasto un po’ sorpreso all’arrivo nel vedere una periferia non consona alla fama della città. Il centro storico è… tutt’altra storia, un salto nel tempo, con una sua precisa identità architettonica. Il barocco siciliano è fortemente presente.
Noto – Panorama dalla Chiesa di Montevergine
Un’altra caratteristica che mi ha colpito è la colorazione dei palazzi dovuta alla cosiddetta “pietra gialla” tipica del luogo. Con la luce del sole calante assume una tonalità caldissima.
Noto è la città dello stile barocco con cui si pensarono i palazzi dopo il tremendo terremoto del 1693, forse a sottolineare la ritrovata gioia di vivere. Come per Siracusa e Ragusa, che raggiungeremo dopo, è singolare questa alternanza di stili tra il greco antico ed il barocco siculo
“….diverso da tutti, che si sposa al palmizio, assimila la pietra al pennacchio e dal ciuffo pregno di elementi arabi e Bizantini, tutto fantasia e sangue, senza un momento di freddezza” (da “Viaggio in Italia” – Guido Piovene,1953)
Il balcone degli adolescenti
Il B&B è accogliente ed il proprietario, motociclista anche lui, è simpaticissimo e di grande favella, come tanti siciliani incontrati (:-) Le stanze sono molto pulite e ricche di riferimenti motociclistici, inoltre è offerto gratuitamente un servizio per l’eventuale manutenzione ordinaria per la moto. E’ poco distante dal centro storico e, dopo aver scaricato i bagagli e fatto un riposino, ci avviamo alla ricerca del bello e del…saporito.
Ci fermiamo in un ristorante dove il piatto di spaghetti con le sarde ci rimette al mondo, il secondo, di pesce, ci fa toccare il cielo e il terzo bicchiere di Grecanico ci…atterra. Un’ottima dormita ci farà recuperare le forze.
Agosto 2020 – L’ultima parte, la 7/7, contiene il video-racconto degli otto giorni di viaggio nella meravigliosa Sicilia
Prima di ripartire decido di fare il cambio di olio e filtro. Il meccanico, consigliato dall’amico Salvatore (nome nomen), in mezz’ora effettua il lavoro, controlla le gomme e dà un sguardo generale notando un bullone lento del paracolpi.
Dopo il cambio olio abbiamo il tempo di salutare un altro amico, Salvatore, che vive e lavora da quelle parti, appassionato motociclista anche lui e che ringraziamo per l’ospitalità che ci ha dimostrato.
La strada della Val di Noto che ci porta a Scicli è scorrevole e ricca di curve. La città ci appare di colpo all’uscita di una curv. E’ incastonata tra i monti all’interno del caratteristico “vallone Ibleo” ed è del colore della pietra, quasi a fondersi con le montagne che la affiancano.
Lasciamo le moto in piazza e, come al solito, la visitiamo a piedi anche se per poco tempo a causa di impegni presi precedentemente.