Autore: pasqualerullo

  • Come Allenarsi

    Questo l’articolo continua…

  • Allenamento su curve e tornanti

    La rigidità muscolare, dovuta alla paura di cadere, è un meccanismo naturale e involontario che può essere causa di goffe e pericolose manovre, ma è sicuramente possibile imparare, quanto meno, a gestirlo a tutto a vantaggio della propria incolumità e quindi del divertimento.

    Il mio modello di riferimento

    …in curva il pilota entra ed esce con andatura fluida, con la giusta inclinazione, col busto eretto e leggermente inclinato nel verso della piega, senza rigidità e tentennamenti dovuti a repentini rallentamenti o accelerazioni e senza mai andare oltre la linea di mezzeria

    Motociclista che affronta una curva su una strada di montagna

    Tornante con dislivello

    Ricorda che perdere velocità in uscita da un tornante, soprattutto quando raccorda due rettifili di diverso livello di altezza, può essere causa di cadute provocate da slittamenti della ruota posteriore.

    Importantissimo quindi volgere lo sguardo verso l’uscita di curva



    Un esempio reale

    Come si nota in questa sequenza, è chiaro come sia necessario volgere lo sguardo più avanti possibile.

    Infatti l’auto dello sciagurato guidatore ha invaso la corsia di sinistra ed avrebbe potuto causare gravi conseguenze se il bravo motociclista non si fosse accorto in tempo del salto di corsia dell’auto.


    Donna sulla spiaggia, schizzi d'acqua.

    Ingresso in curva

    Riferendoci ad una curva verso destra, più problematica a causa del raggio di curvatura più corto, l’ingresso deve essere graduale, scalando le marce e sfruttando il freno motore, senza allargare troppo per non invadere l’altra corsia, due dita sulla frizione e piede sul freno pronti a correggere la traiettoria, quindi puntare lo sguardo verso l’uscita e, accelerando sempre con gradualità, raddrizzare la moto.
    Per inciso, scalare sino alla prima marcia, in condizioni di curve molto strette ed in salita, non è assolutamente disdicevole, anzi necessario per non trovarsi faccia a faccia con un altro mezzo nella corsia opposta.

    Donna sulla spiaggia, schizzi d'acqua.

    Andare in piega

    Per affrontare la curva è necessario inclinare la moto verso il lato interno della curva stessa avendo sempre in mente che maggiore è la velocità maggiore dovrà essere l’angolo di piega. Quindi…attenzione!
    Per far curvare la moto mantenendo una buona aderenza e contrastare la forza centrifuga che ti spinge dalla parte opposta, bisogna spostare leggermente il busto verso l’interno della curva e contemporaneamente effettuare una leggera pressione sulla manopola (semi manubrio) del lato interno della curva, ciò favorirà una traiettoria dolce e precisa.

    Donna sulla spiaggia, schizzi d'acqua.

    Effetto giroscopico

    Sembra paradossale ma la moto, pur premendo sulla manopola come detto, anziché nella direzione opposta, a causa dell’effetto giroscopico si inclinerà dal lato della curva che a noi interessa facilitando la piega.
    In realtà tutti abbiamo sperimentato intuitivamente da bambini che per girare occorre una leggera pressione sul manubrio della nostra bicicletta, ma quasi mai ce ne siamo resi conto.
    Ciò in virtù del principio fisico secondo il quale “qualsiasi cambiamento del momento angolare all’interno di un sistema rotante è accompagnato da un cambiamento uguale e opposto”; spingendo leggermente sul semi manubrio destro, come se si volesse andare sinistra, la moto, invece, si inclina a destra e conseguentemente gira a destra.

    Motociclista che affronta una curva su una strada di montagna
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    L’uscita dalla curva

    L’uscita sarà ottimale se ci ritroviamo sempre sulla nostra corsia e quanto più possibile a destra, pronti a reagire a eventuali imprevisti, come veicoli in arrivo o ostacoli sulla strada.
    Una volta superato il punto di corda, inizia ad accelerare gradualmente. Questo aiuta a stabilizzare la moto. Fallo in modo controllato per evitare slittamenti. Mantieni una postura rilassata e controllata.
    Teoricamente Il punto di corda è il punto più interno in cui la nostra traiettoria si avvicina maggiormente al bordo interno della curva e si comincia a uscire. A volte bisogna resistere alla tentazione di accelerare subito dopo l’ingresso, meglio aspettare un attimo e considerare l’esatto punto di corda in cui dare gas ed uscire. Tutto dipenderà dalla correttezza delle due precedenti manovre, ingresso e tratto in piega. L’esperienza farà il resto.

    Attenzione!!!!!

    Le prime volte cercheremo di percorre il tragitto a velocità ridotta mantenendo ridotto l’angolo di piega della moto e senza esagerare nello spostamento del busto.
    Ricorda che quando si è in piega si riduce la superficie dello pneumatico a contatto col terreno, pertanto repentini cali di velocità o frenate eccessive conseguenti e istintive brusche accelerazioni in uscita, a causa della perdita di aderenza dello pneumatico, possono causare slittamenti come, per es., l’effetto “high-side” (disarcionamento) con conseguente caduta.

    Il video, che trovi in questa pagina di Moto.it, è molto esplicativo… 

    Il disarcionamento non capita solo in pista!

  • Allenamento muscolare e organico

    Allenamento muscolare e organico

    PROGRAMMA DI ALLENAMENTO PER MOTOCICLISTI
    Frequenza consigliata:
    3-5 giorni a settimana (alternando forza, cardio ed equilibrio).

    Cominciamo con 5 esercizi per ogni caratteristica

    Fare almeno 15 di riscaldamento prima di iniziare

    Fermarsi se si accusano dolori

  • La passione… va allenata! – 2/2

    Come scritto in due articoli precedenti, tramite l’allenamento muscolo-articolare e specifico sul mezzo si possono ottennere dei risultati stupefacenti nella conduzione della moto sia in termini di motivazione, controllo, divertimento che, cosa più importante, di sicurezza. Vediamo come tali attività concorrono a stimolare ed affinare una capacità fondamentale per la guida su due ruote: il senso cinestesico o propriocettivo.

    Ma cos’è il senso cinestesico e perchè stimolarlo?


    Il senso cinestesico (o propriocettivo) è la capacità di percepire in ogni istante la posizione del nostro corpo nello spazio. Ciò è reso possibile grazie all’esistenza di neurorecettori, detti anche “propriocettori”, situati nelle articolazioni, nei muscoli, nei tendini e nell’apparato vestibolare (sede del senso dell’equilibrio).

    Tali elementi inviano continuamente informazioni al sistema nervoso centrale affinché possa avere tutti i dati necessari per percepire correttamente la posizione del nostro corpo e, contemporaneamente, l’assetto della moto nello spazio in un preciso istante. Attraverso queste strutture, quindi, pilota e mezzo formano un corpo unico.

    Appare chiaro come la capacità propriocettiva favorisca l’apprendimento corretto delle tecniche motociclistiche per il controllo del mezzo. Da qui nasce la necessità di esercitarsi frequentemente per migliorare sempre di più la coordinazione dei nostri movimenti con le esigenze della moto e correggerli in caso di azioni errate commesse da noi o da fattori esterni.
    Per gestire la complessità del rapporto pilota-moto, è utile sapere che i recettori propriocettivi operano in coordinazione con gli altri cinque sensi.

    Alcuni esempi di coordinazione includono: la necessità di contrastare la forza centrifuga che tende a spingere la moto verso la parte esterna della curva; i movimenti coordinati durante il cambio marcia tra mano destra (gas), mano sinistra (frizione), piede sinistro (leva cambio) e piede destro (freno posteriore); la repentina scalata di marcia in ingresso in curva per sfruttare il freno motore; la coordinazione tra un segnale visivo o uditivo e la conseguente reazione di accelerazione o frenata; e lo schivare un oggetto, ecc.

    Sistemi Biologico ed Elettronico insieme per potenziare la sicurezza

    Il sistema tecnologico di cui è dotata la moto, operando di concerto con quello sensoriale propriocettivo, favorisce quindi un pieno adattamento del nostro corpo alla gestione del mezzo, migliorandone il controllo.

    Una splendida accoppiata se usata “cum grano salis”

    La tecnologia delle moderne motociclette fornisce strumenti elettronici che, come abbiamo visto, simulano i sistemi di controllo del nostro organismo. Uno fra questi è la cosiddetta “piattaforma inerziale“, illustrata più avanti. I due sistemi, propriocettivo e tecnologico, insieme garantiscono potenzialmente una sicurezza di guida impensabile solo qualche decennio fa.

    La tecnologia da sola, però, non ci toglie dai guai se non è utilizzata con scelte compatibili con le sue reali possibilità di intervento avendo dei limiti di applicazione, come indicato del resto dalle stesse aziende produttrici.

    La funzione sviluppa l’organo

    Per concludere, le funzioni del nostro sistema nervoso deputate alla relazione con l’ambiente esterno rappresentano una componente fondamentale nella guida della motocicletta. Per operare al meglio, esse devono essere sempre sollecitate in modo specifico attraverso un allenamento sistematico che integri aspetti tecnico-motociclistici e muscolari-organici.

    Desidero sottolineare, per ribadire, che tali potenzialità, insieme alle innovazioni tecnologiche, non hanno alcun valore se non vengono utilizzate con la dovuta razionalità nella guida sulle nostre strade trafficate e spesso malridotte.

    Sintesi tra “naturale” ed “artificiale”

    Mi pare davvero stupefacente l’analogia tra i sistemi organici e quelli tecnologici, un parallelismo che rafforza, come scritto sopra, l’idea che moto e pilota siano un tutt’uno

    Guida proattiva

    Consiglio vivamente di non dare mai nulla per scontato quando si guida sulle strade. È fondamentale cercare di anticipare il più possibile eventuali problematiche dovute alle condizioni delle strade, al traffico e alle imprevedibili manovre degli altri utenti, presenza di pedoni e animali.